Italia-Pasta

L’incremento di celiaci in Italia potrebbe dipendere dal grano utilizzato dalle industrie pastaie. La maggior parte del grano duro usato dalle industrie molitorie per le grandi aziende produttrici di pasta è, da oltre vent’anni, mutato geneticamente e attualmente non esiste alcuna norma che obblighi le industrie della pasta a riportare in etichetta la qualità e la tipologia di grano utilizzato per la produzione.

Italiani popolo di mangiaspaghetti? Sarà, eppure sono sempre di più quelli che “non la digeriscono”. E sopratutto cresce il numero delle intolleranze serie: l’incidenza dei casi di celiachia in Italia è stimata, fanno sapere dall’Associazione italiana celiachia (Aic), in un soggetto ogni 100/150 persone per un totale di circa 65 mila casi diagnosticati e ogni anno vengono effettuate cinquemila nuove diagnosi e nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo del nove per cento.

Con l’aumento dei casi di celiachia è in crescita anche un mercato emergente di prodotti specifici dai prezzi molto alti destinati a chi soffre di intolleranza al glutine e venduti nelle farmacie o nei supermercati. C’è chi pensa che l’incremento di celiaci in Italia dipenda proprio dal grano utilizzato dalle industrie pastaie. Non tutti sanno infatti che la maggior parte del grano duro usato dalle industrie molitorie per le grandi aziende produttrici di pasta è, da oltre vent’anni, mutato geneticamente e che attualmente non esiste alcuna norma che obblighi le industrie della pasta a riportare in etichetta la qualità e la tipologia di grano utilizzato per la produzione. Oggi sono cinque le qualità di grano mutate geneticamente usate per la produzione della pasta e si trovano ai primi cinque posti per superfici coltivate sul terreno nazionale.

Tutto è cominciato nel 1974 con il Creso, un grano della qualità Cappelli che l’Enea, negli anni della ricerca nucleare, bombardò con raggi gamma. “I raggi gamma hanno modificato il complesso proteico del glutine aumentandone la viscosità così da rendere più rapida, semplice e meno costosa la lavorazione”, ha spiegato all’agenzia di stampa VELINO Luca Colombo, membro della Fondazione dei diritti genetici. Ma non si tratta, ha precisato l’agronomo, di ogm, perché il procedimento utilizzato è completamente differente. “Mentre gli ogm vengono creati attraverso interventi diretti sul codice genetico della pianta creando così nuove qualità transgeniche, quella del Creso è una vera e propria mutazione genetica ottenuta attraverso lo sconvolgimento dei neuroni”. Colombo ha aggiunto inoltre che le industrie pastaie, che negli anni passati usavano il 70 per cento di grano duro proveniente dall’Italia, utilizzano oggi per il 50 per cento della produzione, grano estero di cui la provenienza non è data a sapere ai consumatori. “Ma il Creso è solo il più vecchio degli esperimenti sul grano applicati al commercio della pasta perché, sebbene nel 2003 si trovasse ancora al quinto posto come superficie coltivata in Italia, è stato superato da ben altre quattro qualità mutate geneticamente”.

Il timore della Fondazione dei diritti genetici è che il grano ‘cambiato’ attraverso i raggi gamma e con un complesso proteico del glutine modificato e più viscoso, possa essere una delle cause dell’aumento dei casi di celiachia registrati degli ultimi anni. “Sono molte le ricerche fatte in proposito ma nessuno ha mai portato seriamente questa possibile causa al ‘banco degli imputati'”.

aprileonline.info

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