per non macchiarsi le mani di sangue

Le sanzioni economiche non servono a nulla se non prevedono il blocco totale degli investimenti stranieri nel Paese, blocco che finora non c’è stato. Francia, Gran Bretagna, India, Russia, Cina, ma anche l’Italia continuano a fare affari con la giunta del generale Than Shwe. Un embargo totale sui prodotti birmani da parte della comunità internazionale è l’unico modo per rendere efficaci le sanzioni a carico del regime del Myanmar, e per prepararsi alla lunga guerra di posizione contro la giunta al potere nell’ex Birmania: è la richiesta che arriva forte dalla Lega Nazionale per la Democrazia, la principale forza di opposizione facente capo ad Aung San Suu Kyi. E’ la richiesta ribadita dal segretario generale della Cisl, Bonanni che ha lanciato un appello alle imprese italiane che intrattengono relazioni economiche con la Birmania chiedendo loro di rompere i rapporti con il regime militare “per non macchiarsi le mani di sangue”.
Bonanni ha proseguito sottolineando la necessità di mettere da parte la convenienza economica poiché, ha osservato, “io dico di stare attenti perché non guadagnarsi meriti particolari rispetto alla futura democrazia birmana, significa a quel punto uscire fuori da quell’economia”.Sono oltre un centinaio le aziende italiane che hanno relazioni commerciali con l’ex Birmania con un import pari a circa 60 milioni di euro ed un export di poco più di 59 milioni.
Tra i principali importatori troviamo le aziende del legno (teak), dell’abbigliamento e delle pietre prezione. Tra queste spiccano i nomi della Bellotti (legnami); della Van Cleef & Arpels e Bulgari (pietre preziose); Oviesse e Gariglio confezioni e Italia srl (pavimenti).

Per l’export, in cima alla classifica c’è la Danieli officine meccaniche spa (56.160.700,43 Euro). Seguono a distanza l’Avio difesa spazio (1.373.804,79) e la Safe srl (1.002.348,27). Ma anche ditte più note al grande pubblico come Luxottica o la Electosys (prodotti televisivi sistemi analogici).
Per i lettori pazienti alleghiamo l’elenco completo delle aziende made in Italy con i relativi flussi finanziari.

Nel rendere pubblico i nomi delle ditte italiane, la Cisl ha presentato un documento con il quale chiede al governo italiano e all’Unione Europea (Ue) di adottare una serie di iniziative economiche e politiche per rafforzare le pressioni sul regime birmano e favorire il dialogo tra la giunta militare al potere dal 1962 e gli attivisti dell’opposizione democratica, vittime della violenta repressione.
In una nota, il sindacato suggerisce inoltre alcune misure concrete da adottare immediatamente. Fra queste, il dare piena attuazione alla Risoluzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) del giugno del 2000, che chiede a governi, imprenditori, sindacati e ad altre organizzazioni internazionali di valutare i rispettivi rapporti con la Birmania e di cessare ogni rapporto che possa comportare un effetto diretto o indiretto di aiuto e di favoreggiamento del lavoro forzato; rafforzare la pressione politica, diplomatica ed economica e di prevedere sanzioni economiche efficaci contro il regime birmano, con l’obiettivo di costringere la giunta militare a un negoziato in tempi certi con l’opposizione democratica, la leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliari, e i gruppi etnici.

E ancora, prevedere l’embargo delle armi e un controllo sulla triangolazione delle esportazioni di armi; rafforzare la posizione Comune dell’Ue, tra l’altro completando l’elenco dei settori commerciali e delle imprese birmane, relativamente ai quali sia in vigore un divieto di scambi, aggiungendovi quelli che ancora non siano stati inclusi. (legno, gas, pietre preziose); promuovere il dialogo tra Ue, Asean (Associazione dei Paesi del sud-est asiatico), Asem (Asia-European Meeting) e Saarc (Associazione per la cooperazione regionale dell’Asia del Sud), con l’obiettivo di spingere il regime militare ad avviare il dialogo politico che preveda vincoli temporali e la partecipazione di tutte le parti interessate, compresi i gruppi etnici e la Lega Nazionale per la Democrazia, come condizioni indispensabili per l’istituzione di una vera e propria democrazia e dello stato di diritto. Ciò anche con un dialogo diplomatico con Cina, Russia e India.
Quest’ultima è una chiara indicazione al ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema, in partenza per l’India, al quale viene chiesto di sospendere l’accordo di cooperazione militare con l’India se Nuova Delhi non si impegna a fermare le esportazioni di armi e attrezzature militari in Birmania.

Infine, la Cisl chiede al governo italiano di individuare un soggetto per il coordinamento delle azioni politiche, economiche e sulle armi e di riferire in parlamento e alle parti sociali.

aprileonline.info

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