Censure olimpioniche

Pecunia non olet, si dice.
Ma che il “profumo” dei soldi sia…. essenza determinante (e condizionante) nel mondo dello sport è ormai una certezza e non solo dell’Italia.
Così la scelta della Cina per le Olimpiadi 2008 nobile – forse – degli intenti decoubertiniani, si va rivelando invece un sempre più imbarazzante baratto: il silenzio in cambio di una sontuosa capacità organizzativa. L’ Occidente, anzi il “Resto del Mondo”, dovrebbe tacere di fronte allo scempio di libertà e dei diritti civili che si consuma in quel paese in cui – va ricordato – vige ancora la pena di morte.

Perdipiù ogni giorno si scopre un nuovo incredibile divieto, frutto di una politica che non consente neanche la più piccola manifestazione di dissenso. Siamo per esempio al paradosso del “vietato indossare”, durante i giochi, ogni simbolo religioso: per gli atleti niente catenine della Prima Comunione al collo oppure niente rosari o acquasantiere. Per fortuna alla guida della nostra under 21 di calcio non ci saranno a Pechino né Trapattoni né Ancelotti!

Altrimenti come avrebbero fatto, visto che il loro sincero rapporto col divino “passa” attraverso un rapporto tattile con quei simboli di fede.
A questo si aggiunge inoltre il divieto di manifestazioni pubbliche di fede durante i Giochi.
Che succederà perciò se un atleta sarà sorpreso a farsi il segno della croce in pista, un giocatore invocare Allah prima di una gara in un palazzetto, oppure a leggere il Corano od il Vangelo?

La Cina, lo sappiamo, non tollera l’opposizione dei Buddisti Tibetani o la protesta dei monaci in Birmania. Ma il mondo libero, che crede nella tolleranza e nel rispetto delle diversità, deve – proprio attraverso la più importante manifestazione sportiva al mondo – esercitare una pressione forte sul paese organizzatore perché dia segnali concreti di attenzione ai diritti civili e al rispetto della persona.

Una sorta di “moral suasion”, non il boicottaggio quale inutile e sterile forma di protesta che finirebbe solo per allargare il fossato tra quel mondo ed il nostro.
Dal sito di ARTICOLO 21 lancio una proposta rivolta a tutte le delegazioni, in particolare a quella italiana: indossare tutti insieme, anche solo per un minuto, il giorno prima dell’apertura dei giochi, una maglietta con solo 2 parole:
proibito proibire!

Giampiero Bellardi, giornalista sportivo

articolo21.info 

One thought on “Censure olimpioniche

  1. paodam 14 February, 2008 / 12:19 pm

    È ora di fare appello al dovere della ragione per sensibilizzare le coscienze su quanto sta accadendo.
    Mi riferisco alle Olimpiadi, evento che rappresenta un inno alla vita, un’esperienza di unione, condivisione e confronto, un’occasione per esprimere – nei modi e nelle forme più svariate delle diverse discipline – la meraviglia, l’armonia, la bellezza, la gioia, lo sforzo.
    La Cina ha ottenuto di autocelebrarsi attraverso le Olimpiadi decretandone così, automaticamente, la morte. Gli intenti dei governanti cinesi sono chiari: utilizzare le Olimpiadi come strumento per presentarsi di fronte al mondo come una potenza anche sportiva, in grado di occupare il primo posto sia nel medagliere olimpico, sia nel campo economico, militare, politico.
    Ma come è possibile coniugare lo spirito Olimpico, veicolo di leale confronto nel reciproco rispetto, con i costi umani pagati dalla popolazione cinese a causa delle imposizioni del governo?
    Anche in campo sportivo milioni di bambini sono sottoposti ad una quotidiana spietata competizione per poter essere selezionati nelle squadre olimpiche.
    Milioni di bambini sono costretti a passare l’infanzia ingabbiati in ferrei programmi e crudeli metodi di allenamento allo scopo di produrre atleti–robot da impiegare nei Giochi.
    Come non indignarsi nei confronti di chi, come i governanti cinesi, si vanta della crescita e dello sviluppo del Paese quando quest’ultimo è fondato proprio sullo sfruttamento della popolazione in nome dalla quale si dice di governare? Com’è possibile per chi dimostra disprezzo per la vita degli altri, nega i diritti fondamentali ai propri cittadini, sostiene regimi sanguinari come quello birmano in nome degli affari e dell’affinità ideologica ospitare le Olimpiadi?
    È proprio il caso di dire: “Ma a che gioco stiamo giocando”? È un imbroglio, una mistificazione, un orrore. Mi appello alle coscienze affinché si sottraggano a questo inganno.
    Spiriti liberi fatevi sentire. Potete essere determinanti, fate valere le ragioni della vita.
    La ringrazio per lo spazio offertomi e se ha voglia di visitare il mio blog ne sarei onorato
    Un abbraccio
    http://unmadeinchina.wordpress.com

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