termovalorizzatevi voi

Un botta e risposta intorno alla questione degli inceneritori che ha avuto come teatro di ambientazione la Regione Emilia-Romagna, ma che ha allargato il suo campo a tutta l’Italia, toccando il più generale scandalo dei Cip6 e richiamando la disattenzione del nostro Paese verso gli obblighi assunti con l’Unione Europea e il Protocollo di Kyoto. L’aspro confronto è andato in scena durante il question time tenutosi ieri alla Camera dei deputati, quando l’onorevole dei Verdi Grazia Francescato ha chiesto chiarimenti, attraverso un’ interrogazione, al ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani. Oggetto della polemica, i termovalorizzatori che dovrebbero essere realizzati nella regione e il gruppo di medici che, come ha dichiarato la Francescato, “hanno segnalato con una lettera inviata il 10 settembre agli amministratori delle loro regioni i rischi connessi agli inceneritori”. Ha spiegato poi l’esponente del Sole che Ride come questa richiesta di attenzione da parte del personale sanitario, preoccupato per le conseguenze che gli impianti potrebbero avere sulla popolazione e l’ambiente circostante, abbia determinato una reazione del ministro Bersani, il quale li ha “bacchettati” chiedendo “ai suoi colleghi Turco e Mastella di adottare misure” contro di loro. La Francescato infine ha esortato il responsabile dello Sviluppo a farsi promotore di una politica diversa riguardo al tema, perchè “gli inceneritori emettono 3 tonnellate di Co2 per ogni tonnellata di rifiuto bruciato” andando “in direzione opposta alla riduzione delle emissioni richiesta dal protocollo di Kyoto delle politiche energetiche europee”. Del resto, sono proprio questi impianti, ha aggiunto l’onorevole, a produrre un cocktail di veleni letale per l’ambiente e le persone; una mescolanza nociva che potrebbe essere evitata puntando su “la riduzione dei rifiuti all’origine, la raccolta differenziata (…) e il riciclo”. A questo punto, il passaggio sullo scandalo del Cip6 è apparsa una tappa obbligata: “una truffa”, l’ha giustamente definita la Francescato, specificando come “tramite il pagamento delle nostre bollette vengano ogni anno raccolti circa 2,4 miliardi di euro che dovrebbero essere destinati invece alle rinnovabili e vanno ad alimentare la produzione di energia dei rifiuti”. Che l’Italia sia da più di dieci anni protagonista di uno scandalo senza precedenti nell’Ue -che vede sottratti dalla bolletta Enel dei cittadini, sotto la voce “Componente A3: costruzione impianti fonti rinnovabili”, soldi che dovrebbero andare ad alimentare le energie alternative ed invece finiscono a sorreggere inceneritori che bruciano qualsiasi tipo di rifiuto, anche non biodegradabile (petrolio compreso)-, è cosa tristemente nota. Una truffa dunque, che contrasta con gli impegni verso Kyoto e l’Unione europea e che ci espone a diverse sanzioni.All’accusa che gli è stata rivolta il diretto interessato ha risposto, ci permettiamo di dire, piuttosto debolmente. Bersani, dopo aver allontanato da sé qualsiasi volontà punitiva verso i medici “rei” di aver puntato l’indice contro gli inceneritori, ha infatti dichiarato che “le regioni che hanno più alto tasso di raccolta differenziata sono anche quelle che in Italia hanno i termovalorizzatori” e che “l’incentivo ai termovalorizzatori Cip6 non c’è più (…) che l’incentivo dei certificati verdi nell’ultima finanziaria è stato ridotto alla parte biodegradabile secondo le norme europee…”.

Insomma, una difesa del sistema di incenerimento e della sua politica, su cui abbiamo chiesto un parere ad Angelo Lomaglio, deputato di Sinistra democratica. “Il ministro non ha detto la verità”, sostiene Lomaglio, perchè “vale proprio il principio contrario, cioè dove la raccolta differenziata è poco praticata, lì i termovalorizzatori finiscono per bruciare rifiuti non trattati, cioè il cosiddetto rifiuto ‘tal quale’. Con un rischio per la popolazione e l’ambiente circostante”. Al contrario, bisognerebbe investire sui passaggi intermedi, come la raccolta differenziata e la lavorazione dei rifiuti: “se non si progredisce su questo – spiega- l’attività dei termovalorizzatori non ha senso: essi possono essere utili solo a conclusione di un processo in cui il rifiuto è stato lavorato dagli impianti di mezzo”. Esempio di questa politica discutibile, il caso della Regione Sicilia, dove si vorrebbero costruire quattro impianti di incenerimento che dovrebbero bruciare anche materiale proveniente da zone esterne all’isola, il tutto in un quadro dove la raccolta differenziata appare tutt’altro che favorita. Ma il caso Sicilia è interessante anche per le implicazioni europee che ha avuto. Ci racconta Lomaglio che “sulla vicenda degli inceneritori siciliani è intervenuta anche la Corte d’Europa che ci ha imposto una sanzione perché nell’affidamento della gara per i termovalorizatori non è stata rispettata la normativa comunitaria. Cuffaro infatti, da commissario delegato per i rifiuti, non ha istituito un bando ma un avviso pubblico, considerando gli impianti come concessioni e non appalti di servizi”. Ora, conclude il deputato di Sd, alla Sicilia “non resta che bandire una nuova gara – eventualità che non piace al governatore- oppure pagare una sanzione”.

Altro aspetto su cui Bersani non dice proprio la verità è quello dei Cip6: “in finanziaria -ci spiega Lomaglio- si procede al sovvenzionamento degli impianti di incenerimento già attivi e in progettazione, cioè che dovranno essere costruiti”.
Segno evidente che la politica rimane, purtroppo, sempre la stessa: favorire con i soldi dei cittadini non le fonti rinnovabili, come prevederebbe il Cip6 in armonia con Kyoto e l’Ue, bensì i termovalorizzatori, ridotti al ruolo di grandi forni in cui bruciare qualsiasi rifiuto che, in Italia, visto il grado di diffusione della raccolta differenziata, arriva tutt’altro che selezionato.

Marzia Bonacci

aprileonline.info 

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