Vergogna chiamata “Comunità internazionale”

Dalla comunità internazionale 2 dollari per persona, mentre per l’emergenza tsunami erano migliaia.

Giornali e tv hanno calato il sipario sulla Birmania ma l’emergenza umanitaria e politica continua. Per questo Cesvi e Terre des hommes Italia con altre 11 organizzazioni internazionali presenti in Birmania hanno rivolto un appello alla comunità internazionale perché l’«ondata emotiva» successiva alla violenta repressione della rivolta dei monaci e dei dissidenti «si trasformi in un impulso dell’aiuto e della cooperazione».

EMERGENZA UMANITARIA – «Ogni anno oltre 130.000 bambini muoiono prima di compiere i 5 anni in Birmania; oltre un terzo dei bambini sono malnutriti e nella Dry Zone questa percentuale tocca il 50%. A dispetto di questa tragedia gli aiuti della comunità internazionale raggiungono a malapena i 2 dollari per persona a fronte delle migliaia di dollari pro capite dispensati per l’emergenza tsunami» riferisce Terre des hommes Italia.

IL TESTO DELL’APPELLO – «Come organizzazioni umanitarie sentiamo il dovere di porre l’attenzione sul deterioramento della situazione umanitaria in Myanmar, che riteniamo abbia contribuito al verificarsi di questi avvenimenti – si legge nell’appello -. Esortiamo tutte le parti in causa ad aumentare i loro sforzi per contrastare le cause che hanno condotto alla situazione attuale. L’aumento del prezzo dei carburanti, che ha innescato l’ondata di proteste, ha ulteriormente aggravato le già difficili condizioni di vita di gran parte della popolazione civile. Le attuali politiche sociali ed economiche hanno spinto un sempre maggior numero di persone al di sotto dei livelli di sussistenza, minando ed indebolendo anche i tradizionali meccanismi di sopravvivenza delle comunità locali. Ciò è aggravato dalla mancanza di investimenti di entità tale da poter efficacemente rispondere ai bisogni primari della popolazione. L’insufficiente spesa pubblica stanziata per sanità ed educazione lascia ampie fasce della popolazione senza alcun accesso ai servizi primari in molte parti del Paese. In assenza di adeguati servizi pubblici, gruppi della società civile hanno cercato alternative per soddisfare i propri bisogni ma sono frenati da difficoltà formali che limitano la loro capacità di operare.

Nonostante gli sforzi delle organizzazioni umanitarie internazionali per prestare assistenza, il livello di supporto è ancora del tutto insufficiente, i programmi umanitari sono troppo vincolati e spesso la stessa possibilità di operare viene messa a rischio. Anche se le organizzazioni umanitarie internazionali hanno potuto sviluppare ed espandere le loro azioni, vengono poste delle restrizioni di tipo geografico e settoriale alle loro operazioni. Riteniamo che tutti questi fattori abbiano contribuito all’attuale crisi umanitaria. E’ pertanto essenziale consolidare e sostenere i programmi in corso, come pure valutare ed individuare nuovi modi per ampliare la collaborazione e per meglio servire la popolazione in Myanmar. Chiediamo quindi:
1) Il rafforzamento delle politiche pubbliche per ottimizzare la risposta alle esigenze umanitarie della popolazione più vulnerabile, in particolare aumentando la spesa pubblica per la sanità, l’istruzione ed il sostentamento delle fasce deboli;
2) Il miglioramento del contesto entro cui le organizzazioni umanitarie locali ed internazionali operano;
3) L’aumento significativo degli aiuti umanitari internazionali per affrontare in modo diretto i bisogni dei più poveri.

Organizzazioni firmatarie: Action Contre la Faim, Aide Medicale Internationale, Asian Harm Reduction Network, Cesvi, Deutsche Welthungerhilfe/German Agro Action, Enfants du Monde Droits de l’Hommes, International HIV/AIDS Alliance, Malteser International, Medecins du Monde, Norwegian People’s Aid, Population Services International, Save the Children, Terre des hommes Italia.

corriere.it 

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