Studenti in sciopero per l’Università

Da qualche settimana le università francesi sono in subbuglio. A Rouen, Tours, Tolosa, Marsiglia, Lille, Rennes e Parigi, sono in sciopero. Chiedono l’abrogazione della legge dell’11 agosto 2007 sulle libertà e responsabilità delle università [legge Lru]. E il governo Fillon-Sarkozy già vede lo spettro del grande movimento contro il Cpe, il contratto di lavoro precario, di qualche tempo fa.
La contestazione, iniziata a ottobre, tocca 45 università su 84. Otto sono già bloccate e tra oggi e domani in una ventina di università le assemblee decideranno il da farsi. Lo stesso accadrà in una decina di altre la prossima settimana. Il collettivo studentesco contro l’autonomia delle università, che riunisce i sindacati Sud e Fse, alcuni membri dell’Unef [la federazione degli studenti] e le organizzazioni politiche Lcr e Uec, denuncia «l’indebolimento della democrazia universitaria». Luca Di Nella, dell’Unione degli studenti comunisti [Uec], spiega che «si profila un’educazione a doppia velocità. Contestiamo il ruolo sempre maggiore dei presidi. Cambia anche il modo di finanziamento: con la legge Lru il consiglio di amministrazione si apre alle imprese e la conoscenza entra così in una logica commerciale».
All’università di Rennes II, dove si riunirà il 10 e l’11 novembre il coordinamento studentesco, è in corso un’affollata assemblea generale alla quale partecipano circa tremila studenti. Mathilde Le Houezec, di Sud, vi sta partecipando e ci spiega al telefono che le rivendicazioni della sua università sono, oltre all’abrogazione della Lru, «la gratuità dell’insegnamento superiore, un investimento massiccio dello Stato per stabilizzare il personale delle università sempre più precario, la regolarizzazione dei sans papiers e in particolare dei studenti. Questa legge–aggiunge–si inserisce in un contesto più ampio in cui ogni categoria sociale è sotto attacco, perciò chiediamo anche il ritorno alle 37,5 annualità di contributi per andare in pensione».
Valérie Pecresse, il ministro dell’università e della ricerca, si è dichiarata ieri «molto attenta a quello che succede» e ha ribadito che «la legge sull’autonomia è lo zoccolo di una riforma di cinque anni dell’insegnamento superiore che mira a migliorare il funzionamento dell’università». Ma il governo non intende prestare ascolto alle rivendicazioni degli studenti.
Una strategia governativa piuttosto azzardata, vista la rapida crescita della mobilitazione. «Il nostro lavoro di sensibilizzazione sulla legge è iniziato a ottobre – spiega Mathilde – non è stato facile, perché la Lru non ha avuto nessun risalto sui media, e molti studenti non sapevano nemmeno che fosse stata votata. La settimana scorsa eravamo qualche centinaio, in assemblea, ieri abbiamo votato il blocco in mille, oggi siamo in tremila». Questa è una mobilitazione diversa da quella contro il Cpe perché riguarda strettamente l’università e non il mondo del lavoro. Non sarà facile coinvolgere i lavoratori, più sensibili a un tema come la precarietà. «Puntiamo però – continua Mathilde – a un allargamento del movimento perché, contrariamente alla battaglia contro il Cpe, oggi non siamo l’unico settore sociale in lotta. I magistrati, i ferrovieri, i lavoratori del gas e dell’elettricità, i pescatori, l’impiego pubblico e perfino la polizia sono coinvolti in movimenti di protesta».
Come durante il movimento anti-Cpe, per mettere a tacere il dissenso alcune università sono state chiuse: è il caso, a Parigi, dell’università di Tolbiac, chiusa dal 2 novembre a causa per evitare il «contagio» dello sciopero, dice il premier François Fillon, ad altre università. Anche la Sorbona è stata chiusa oggi, dopo il tentativo di occupazione da parte di un centinaio di studenti ieri sera, che sono stati poi sgomberati dai celerini in tarda serata.

carta.org

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