Voglio un plastico pure sul carcere di Capanne!

In questi giorni stiamo assistendo a un massacro mediatico dell città di Perugia in relazione al terribile fatto di cronaca nera che ha visto una giovane studentessa inglese perdere la vita assassinata brutalmente. Il caso riempie orami da almeno una settimana pagine e pagine di giornali, è stato ampiamente dibattuto dai vari salotti televisivi da Porta a Porta a Matrix. Purtroppo un mese fa sempre questa città è stata scenario di un altro gravissimo episodio: un uomo di 44 anni Aldo Bianzino è stato messo in carcere (a Capanne per la precisione) perché trovato in possesso in casa propria di marijuana. Aldo Bianzino da quel carcere non è mai uscito vivo. Inzialmente si parlava di infarto, ma l’autopsia ha riscontrato trauma cranico, fegato e milza spappolati e costole rotte. Non ho visto rispetto a questo caso la stessa attenzione (ossessione oserei dire) a cui sto assistendo per il caso Meredith. Ma cos’è successo a questo Paese, com’è possibile che un omicidio, che per inciso poteva accadere in qualsiasi altra città del mondo, susciti questa attenzione spasmodica da parte dei media e per un uomo che era nelle mani dello Stato e perde la vita misteriosamente nel migliore dei casi ci sia stata una segnalazione, un articolo da taglio basso. Ma veramente i criteri di notiziabilità ormai seguono ciniche regole di marketing? I figli e la moglie di Bianzino hanno chiesto dignitosamente solo di sapere come sia morto Aldo. Perché per questa vicenda non si è sentita anche la voce del nostro Presidente della Repubblica che a giusta ragione chiede di fare piena luce sul caso del tifoso ucciso per mano di un poliziotto. Qual è la democrazia, il senso di civiltà che parla per settimane di una vicenda spiace dirlo a metà tra Beautiful e C.S.I. e trascura inspiegabilmente la morte di uomo avvenuta in carcere.
Se proprio per legge non possiamo vietare l’informazione da “plastico di Porta a Porta”, allora come cittadina rivendico almeno dalla Tv di Stato una puntata di una trasmissione RAI dedicata a questa orribile vicenda: voglio un plastico pure sul carcere di Capanne! Esigo come cittadina di sapere come è morto Aldo Bianzino, esigo come cittadina di uno stato democratico che l’informazione stia col fiato sul collo di inquirenti e istituzioni per capire perché un uomo perde la vita per 3 grammi di marijuana.
Mi chiedo davvero se dobbiamo accettare così senza provare a ribellarci che un omicidio avvenuto per mano, pare, di un giro di amici “meriti” approfondimenti e serata speciali in TV, e la morte per ora inspiegabile di un uomo che era nelle mani di chi avrebbe dovuto custodire la sua vita niente di niente. Qualche testata sì si occupata del caso, ma la domanda è come? Davvero storie di sesso, droga e sangue che vedono per protagonisti giovani belli e dannati meritano più di un uomo sposato con figli la ricerca della verità? Poi Aldo può essere morto perché si è sentito male, ma lo voglio sapere e voglio sapere perché, come altri detenuti sostengono, prima di morire si è lamentato per ore e non è stato soccorso. Credo di chiedere semplicemente che l’informazione faccia il suo dovere in un paese normale e forse per una volta si interroghi su quale sia veramente il suo ruolo e come sia giusto svolgerlo. Magari almeno ogni tanto rinunciando alle ciniche regole del marketing, rinunciando a inseguire audience e rispettando i dettami della coscienza e della professionalità.

di Arianna Ciccone

articolo21.info

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