Non è gioventu’ bruciata

Le nuove generazioni, che soffrono il precariato, la difficoltà di immaginare un domani con serenità, l’immobilismo di una politica gerontocratica e clientelare, sono i soli a poter rispondere a queste stesse sfide che subiscono. Una formazione unitaria deve perciò vederli protagonisti.

È sempre stato considerato un tabù, o meglio il grimaldello delle più disparate coalizioni di governo e dei singoli partiti, quello dell’inserimento dei giovani nel quadro politico italiano. Eppure, mai come ora, in prospettiva di un cambiamento per certi versi epocale per la Sinistra italiana, appare necessario affrontare con determinazione questa annosa questione.

Populismo? L’ennesima trovata per racimolare voti? Può darsi. Però è altrettanto vero che l’allentamento dei giovani dalla politica non è dovuto solamente alla crisi di valori che colpisce le nuove generazioni, ma anche ad una generalizzata crisi di rappresentanza parlamentare che vede un eletto su 945, tra deputati e senatori, con meno di trent’anni.

Delle risposte sono necessarie e non basta (non ci basta, non mi basta!) aggrapparsi al traballante scoglio dell’innalzamento dell’età media italiana, il quale permette di considerare un quarantacinquenne o un cinquantenne ancora delle “promesse” (per voler usare un’ abusata metafora sportiva) della politica italiana.

No. Serve un cambiamento deciso di rotta, un cambiamento verso il futuro che i giovani devono sapersi costruire, avendo sin da adesso un ruolo da protagonisti nella politica del presente. Certo, niente assicura che ciò che sarà risulterà essere meglio di ciò che fu o ciò che è, tuttavia arroccarsi dietro una posizione, questa, di stampo gerontocratico non serve e scommettere sulle nuove generazioni pare più un obbligo morale che un mera necessità di rinnovamento.

D’altronde, chi meglio di coloro che vivono sulla loro pelle il disastro causato dalla deriva neoliberista e del conseguente abuso della dignità dell’individuo, il quale va sotto il nome di precariato, può tentare di porvi rimedio? Chi può con forza chiedere un vero salto di qualità nelle politiche del welfare, indirizzandole verso nuovi orizzonti più moderni e non arroccati nelle difese neocorporative e clientelari che assicurano pensioni a tutta la popolazione inattiva in devastante ascesa, preoccupandosi di chi questo peso lo deve sostenere con il proprio stipendio?

E chi, infine, può difendere il valore fondante la nostra democrazia ancor prima del lavoro, ovvero l’istruzione pubblica gratuita, ma soprattutto di qualità, chiedendo che a questa siano destinati non solo le briciole della razionalizzazione dei costi dei ministeri?

E, si badi, questo non vuol essere un attacco verso quanti rappresentano il popolo di sinistra, perché da queste persone -pur con i difetti umani che ogni politico può avere- giunge un impegno quotidiano a trovar risposte convincenti a quelle domande pressanti. Tuttavia è necessario più coraggio e più fiducia nei giovani di sinistra e nella loro possibilità di attuare quella svolta a sinistra del Partito Democratico che talvolta è rallentata dai vari odi partitici e da quelle dispute storiche che chi, come me, le ha lette a vent’anni sui libri di storia e vorrebbe non rivederle oggi, riprodotte in quelle forme stereotipate che vengono quotidianamente riportate dai quotidiani nazionali.

Sarebbe inutile sciorinare tutti quei temi che ogni partito pone all’ordine del giorno quotidianamente (laicità dello stato, sviluppo sostenibile, lavoro ecc.) per contentare i propri iscritti o per nascondere diffidenze che, a mio modesto parere, possono essere espunte facilmente dal dibattito politico se tutti fossero capaci, generosamente, di mettersi in gioco e rinunciare una volta per sempre alla rendita di posizione che garantisce “la poltrona” in Parlamento. Preferirei, al contrario, illudermi che la spinta ideale insegnataci proprio dai nostri padri dal 25 aprile 1945 sino ad oggi, la quale contraddistingue le nuove generazioni, possa risolvere la frammentazione della sinistra, creandone un’altra nuova. Sì, una NUOVA SINISTRA (e non è forse questo il nome migliore per un nuovo soggetto unitario?), per un futuro diverso ancorato ai valori in cui crediamo. Per essere realisti ed esigere l’impossibile.

Davide Vittori, Consigliere circoscrizionale Sd di Rimini

Aprileonline.info

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