Un Papa che divide e non unisce

“La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo (…) La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione”.

Parte da questa citazione fatta durante un discorso a Parma nel 1990 la polemica che sta contrapponendo i ricercatori della Sapienza (e in realtà gran parte del mondo laico) a papa Ratzinger. L’allora cardinal Ratzinger in un discorso su fede e ragione (una delle materie di riflessione a cui ha dedicato maggiori energie) cita una frase del filosofo austriaco (di sinistra) Paul Karl Feyerabend. Un discorso articolato e complesso (come lo è il papa tedesco) in cui la frase di Feyerabend spicca come come un colpo di mannaia.

Joseph Ratzinger non è certo uno sprovveduto e sa dosare attentamente le sue “provocazioni”.

1990: discorso di Ratzinger. 1992: “riabilitazione” di Galileo con la famosa definizione di Wojtyla: il processo fu una “una tragica, reciproca incomprensione”. In mezzo una vera e propria “guerriglia” all’interno della Chiesa cattolica.
Il papa tedesco è un habitué delle citazioni ad effetto, se si considera quanto scalpore fece la sua citazione in un discorso a Ratisbona poco prima del viaggio in Turchia: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, – disse Ratzinger citando l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo – e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”.

Anche in questo caso Ratzinger non fece sua la posizione dell’imperatore bizantino ma il contesto contò moltissimo. Soprattutto per il mondo islamico.

Tra citazioni storiche e filosofiche e opportunità politiche di pronunciarle, rischia di sfuggirci il senso profondo di quanto sta accadendo oggi all’interno della società civile del nostro Paese. Abbiamo chiesto a Marco Politi, uno dei maggiori “vaticanisti” (anche se definirlo così è riduttivo) italiani, di chiarire meglio i contorni della vicenda.

“L’invito da parte delle autorità accademiche della Sapienza per il Papa (come intellettuale, come teologo, come filosofo) – spiega Politi – è un gesto che gli fa molto piacere. Su questa vicenda però si è innestato l’interrogativo se sia opportuno o meno che il Papa, soprattutto in questo momento, tenga la lezione magistrale. Era questo il motivo che ha spinto i firmatari della lettera di protesta.

Io credo che in questo caso, ferma rimanendo la libertà di espressione e fermo rimanendo il fatto che qualsiasi personalità debba avere piena libertà di discussione, quello che sta emergendo è che Benedetto XVI è una figura che divide e non che unisce. Giovanni Paolo II era stato due volte nell’università di Roma, sia alla Sapienza che a Roma 3 e non si era verificata nessuna contestazione.

Forse perché quando ancora era cardinale Ratzinger, durante un discorso tenuto a Parma nel 1990 fece propria una citazione di un filosofo viennese che definì la sentenza della Chiesa contro Galileo “razionale e giusta”…

Da parte vaticana si sottolinea che questa frase è stata citata in una conferenza del Papa ma era attribuita a un altro studioso, Feyerabend. Non credo che sia tanto il passato a pesare sulla turbolenza di questa visita, quanto proprio l’interrogativo sull’invadenza della gerarchia ecclesiastica nella vita politica italiana.

Quindi il clima è profondamente cambiato…

Karol Wojtyla è stato molto contestato per alcune sue posizioni sopratutto in campo dogmatico, su questioni che riguardavano la famiglia, l’aborto, la contraccezione, il rifiuto di dare la comunione ai cattolici divorziati e risposati, però mi pare che con il pontificato di Benedetto XVI si sia arrivati, almeno per quello che riguarda l’Italia, ad un deterioramento dei rapporti tra Chiesa Cattolica e società civile, che non c’era nel pontificato passato.
Di anno in anno, di mese in mese, si è avvertita un’invadenza sempre maggiore della gerarchia ecclesiastica, non tanto sulla scena pubblica, perché tutti possono occupare la scena pubblica, ma nel processo legislativo e istituzionale.
Ora, anche le ultime vicende (il blocco di una legge sulle coppie di fatto, il tentativo di bloccare una legge sul testamento biologico, l’appello ai farmacisti di esercitare l’obiezione di coscienza quando si tratta di distribuire la pillola del giorno dopo), stanno esasperando i rapporti tra una parte dell’opinione pubblica e la gerarchia ecclesiastica. Credo che tutto questo abbia giocato sfavorevolmente sulla visita di Benedetto XVI alla Sapienza.

Per quanto riguarda la protesta degli studenti, si può ancora in Italia contestare il Papa?

E’ chiaro che la libertà di protesta è altrettanto sacra quanto la libertà di discussione e la libertà di esprimere il proprio pensiero. Mi ricordo che quando Giovanni Paolo II venne in Campidoglio, sulla stessa piazza c’erano delle proteste da parte degli omosessuali e dei radicali per le sue prese di posizione. Quindi io ritengo che vadano garantiti ambo i due i diritti.
© Comunicare/Emilianet 2008

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