Situazione in Ciad

“N’Djamena è una città in ginocchio”, racconta Matteo Cantoro, responsabile ACRA dei progetti in Ciad e in Camerun. “Siamo arrivati oggi pomeriggio, verso le tre. I ponti ora sono aperti e agibili ma la città è quasi deserta, pochissima gente e i negozi sono quasi tutti chiusi. Siamo stati nelle zone degli scontri. Abbiamo visto edifici distrutti, carri armati e macchine bruciate ovunque. La città paga quattro giorni di saccheggi. Dalle sei di sera scatta il coprifuoco e in giro ci sono solo le pattuglie dei militari ciadiani e dei francesi. Del mercato rimane ben poco. Gravissimo è l’incremento dei prezzi, si parla di aumenti del 30% del riso e dei beni di prima necessità. Acqua ce n’è, ma la luce va e viene. I collegamenti telefonici sono ripresi, la radio invece è stata completamente distrutta. I ribelli, la gente dice, non sono dispersi ma sono nascosti a Mongo e Abeche”. Intanto in Camerun ci sono ancora 30.000 sfollati. “Oggi”, continua Matteo Cantoro “abbiamo assistito a due riunioni delle Nazioni Unite. UNCHR, UNICEF, PAM, MSF svizzera e CROCE ROSSA internazionale e camerunese stanno gestendo la situazione che rimane assai critica. Stanno costruendo latrine e strutture per portare acqua e distribuendo viveri. E si parla di allestire un campo a 30 Km da Kousseri dove saranno trasferiti gli sfollati. Come ACRA abbiamo ribadito la piena disponibilità a collaborare, con le nostre forze e per quanto ci sarà possibile”.

http://www.acra.it/modules/wfsection/article.php?articleid=477

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