Ingiustizia continua: nessuno pagherà

Potremmo chiamarla, come qualcuno ha fatto, la “Guantanamo italiana”: di certo i pm Petruzziello e Ranieri Miniati hanno descritto con dovizia di particolari numerose scene di tortura, avvenute nel luglio 2001 all’interno di una caserma di polizia, nel quartiere di Bolzaneto, alla periferia di Genova, teatro in quei giorni della riunione dei cosiddetti “8 Grandi”. I pm hanno chiesto in tutto 76 anni di pena, per 44 imputati, fra agenti delle forze dell’ordine e personale sanitario.

E’ stata un’inchiesta importante per i fatti che ha portato alla luce, ma va subito detto che questo processo rischia di sancire un’autentica “Caporetto” del nostro sistema di garanzie costituzionali. Nelle prossime settimane il tribunale deciderà se accogliere le richieste e condannare gli imputati, ma sappiamo già quale sarà l’esito del procedimento, ossia la prescrizione, che scatterà nel gennaio 2009. L’impunità generale è quindi garantita. Com’è stata garantita in questi anni l’impunità sotto il profilo etico e professionale: tutti gli imputati sono rimasti al loro posto, alcuni sono stati addirittura promossi. Si dirà che vale per tutti la presunzione d’innocenza, ma è altrettanto evidente che il sistema ha rivelato di non avere anticorpi: le forze di polizia hanno coperto gli imputati, arrivando ad ostacolare le indagini della magistratura (ad esempio inviando foto inservibili per le identificazioni); nessuno ha fatto autocritica né chiesto scusa alle vittime degli abusi; il parlamento ha evitato con cura di affrontare il caso, dicendo no alla commissione d’inchiesta sul G8 di Genova, non approvando una legge sulla tortura, avallando la condotta opaca e corporativa degli apparati di sicurezza.

I pm hanno parlato in aula di dita spezzate, corpi manganellati, teste immerse nei water, minacce di stupro alle ragazze, gas urticanti gettati nelle celle. Hanno ricordato il trattamento riservato ai reduci dalla perquisizione alla Diaz arrivati alla caserma in stato d’arresto e sotto choc: uno per uno sono stati “marchiati” con un tratto di pennarello sul viso. Hanno detto che sono stati riscontrati almeno quattro dei cinque “trattamenti inumani e degradanti” praticati dalle forze britanniche durante le rivolte in Irlanda del Nord negli anni Settanta e condannati dalla Corte europea per i diritti umani. I pm ci hanno detto in sostanza che una democrazia può rinnegare se stessa al punto di trasformare una caserma della polizia in una gigantesca camera di tortura, nella quale maltrattare semplici cittadini, rastrellati nelle strade, nelle caserme e negli ospedali di Genova. La storia ci insegna qual è lo scopo reale della tortura: non tanto estorcere informazioni, quanto spaventare le vittime dirette delle violenze e soprattutto i loro familiari e conoscenti. Nel luglio 2001 le forze di polizia furono protagoniste di una sistematica violazione della legalità costituzionale e riuscirono nell’impresa di criminalizzare un intero movimento, che stava vivendo una fase di grande espansione. Da questo punto di vista, l’operazione è riuscita, ma il prezzo da pagare per la nostra democrazia è altissimo. I pm in aula hanno spiegato che il procedimento si è trasformato in un processo “per” i diritti, ma il tribunale da solo non potrà certo realizzare l’impresa di risarcire la ferita aperta nel 2001 e ripristinare la legalità costituzionale.

I giudici non possono approvare una legge sulla tortura, lacuna che rende l’Italia inadempiente – unica fra i 15 paesi che formano il nucleo originario dell’Unione Europea – rispetto agli impegni che si è presa una ventina d’anni fa in sede di Nazioni Unite. I giudici non possono imporre la sospensione dal servizio degli imputati, né revocare le promozioni accordate ad alcuni di questi. Non possono pretendere che le forze di sicurezza facciano pulizia al loro interno e accettino il principio della massima trasparenza.

Il processo per i fatti di Bolzaneto sta mettendo a nudo il lato oscuro della nostra democrazia, la sua incapacità di affrontare la caduta di legalità costituzionale avvenuta nel luglio 2001. A Genova in tribunale si parla di tortura, ma il tema nemmeno è sfiorato nella campagna elettorale in corso. Questo contrasto è un campanello d’allarme: la nostra democrazia è malata, alcune parti della Costituzione sono come morte, visto che non ispirano più la nostra vita pubblica. A proposito: com’è che Partito democratico, Popolo della Libertà, Unione di centro hanno candidato e manderanno in parlamento – senza spiegare a quale fine – dirigenti e sindacalisti di una polizia, com’è quella italiana in questa fase storica, totalmente incapace di fare i conti con le proprie responsabilità costituzionali?

aprileonline.info 

Info I fatti di Genova 2001

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s