Giornata mondiale del rifugiato

Junko Terao, lettera22.it

Venerdi’ 20 Giugno 2008
Due giorni dopo l’approvazione della direttiva sui rimpatri da parte del parlamento europeo si celebra oggi la «giornata mondiale del rifugiato», quest’anno dedicata al tema della «protezione», intesa sia come difesa del diritto d’asilo che come riparo ed aiuto umanitario. Quasi uno scherzo del destino, ma soprattutto una buona occasione per sfatare una volta per tutte un falso mito: quello secondo cui i paesi ricchi sarebbero assediati dai richiedenti asilo. Come emerge dall’ultimo rapporto dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr), infatti, la maggior parte dei rifugiati – tra l’83 e il 90% – trova accoglienza all’interno della regione di origine, “pesando” quindi i paesi limitrofi a quelli da cui scappa. E’ un dato, infatti, che la stragrande maggioranza degli oltre 3 milioni di rifugiati Afghani registrati dall’Unhcr – che alla fine del 2007 costituivano il 27% del totale, rimanendo in cima alla classifica globale dei profughi – risiede in Pakistan e in Iran. Ed è un dato che i due milioni e 300 mila iracheni costretti ad abbandonare il loro paese, al secondo posto nella classifica, hanno trovato rifugio in Siria e Giordania, così che il Medio oriente, insieme al Nordafrica, è la regione che ospita un quarto dei rifugiati di tutto il mondo, mentre l’Asia e la regione del Pacifico ne ospitano un terzo. E l’Europa? Il vecchio continente accoglie solo il 10% della popolazione mondiale costretta, o perchè perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità o idee politiche, o a causa di conflitti e disastri naturali, a lasciare il proprio paese e chiedere asilo all’estero. Ancora una volta la realtà è diversa dalla percezione che ne ha la maggioranza. Il dato più rilevante che emerge dal rapporto dell’Unhcr è un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: mentre dal 2001 al 2005 il numero dei rifugiati era calato, nel corso degli ultimi due anni si è registrato un aumento record. Tra rifugiati e sfollati la cifra ha superato a dicembre 2007 i 67 milioni. Di questi, 16milioni sono i rifugiati e 51milioni gli sfollati – ovvero coloro che sono costretti a lasciare le loro case senza però uscire dai confini nazionali, generalmente a causa di conflitti armati (26milioni) o per disastri naturali (25milioni). Dei 13,7 milioni degli sfollati assistiti dall’Unhcr, in cima alla classifica ci sono i colombiani (quasi 3 milioni), seguiti dagli iracheni (2,4 milioni), dai congolesi della Rdc (1,3 milioni), dagli ugandesi (1,2 milioni) e dai somali (un milione di sfollati).
L’aumento del numero dei profughi nel mondo è strettamente lagato alla condizione di «instabilità» in cui si trovano Iraq e Afghanistan – tra i primi paesi d’asilo dei rifugiati nel 2007, infatti, ci sono il Pakistan, la Siria, l’Iran e la Giordania. Un dato che l’alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, Antonio Guterres, definisce «preoccupante», ricordando che bisogna far fronte ad una serie di sfide globali che potrebbero determinare l’ulteriore aggravarsi della situazione in futuro. «Queste sfide comprendono molte nuove emergenze dovute a conflitti nei punti caldi del pianeta, una mancanza di standard democratici in molti paesi, il drammatico rialzo dei prezzi dei generi alimentari – che ha colpito maggiormente i più poveri e sta generando instabilità in molte zone – e, infine, il deteriorarsi dell’ambiente a causa dei cambiamenti climatici, che, a sua volta, porta ad una maggiore competizione per risorse sempre più scarse». Il totale dei rifugiati e degli sfollati di cui si prende cura l’Unhcr ammonta a oltre 25 milioni, una cifra mai raggiunta prima e che non comprende, comunque, i 4milioni e 600mila palestinesi che sono sotto la responsabilità dell’agenzia Onu per il soccorso dei rifugiati palestinesi nel vicino oriente (Unrwa). Tra i rifugiati, i gruppi più numerosi dopo gli afgani e gli iracheni sono i colombiani (552mila persone che si trovano in una situazione simile a quella dei rifugiati pur non essendo tutti tecnicamente tali), i sudanesi (523mila) ed i somali (457mila). La crisi irachena ha determinato anche un considerevole aumento – il primo da quattro anni a questa parte – delle domande individuali di asilo o per il riconoscimento dello status di rifugiato presentate ai governi o agli uffici dell’Unhcr, che nel 2007 sono state qualsi 650mila. Rispetto al 2006 una crescita del 5% delle richieste, arrivate dall’Iraq (52mila domande inoltrate), dalla Somalia (46.100), dall’Eritrea (36mila), dalla Colombia (23.200), dalla Federazione Russa (21.800), dall’Etiopia (21.600) e dallo Zimbabwe (20.700). Tra i paesi più gettonati, quelli che l’anno scorso hanno ricevuto il maggior numero di domande, ci sono gli Stati Uniti, il Sudafrica, la Svezia, la Francia, il Regno Unito, il Canada e la Grecia. Quello che il rapporto nota con preoccupazione è che i tassi di riconoscimento dello status di rifugiato variano molto da paese a paese. Tra gli iracheni, per esempio, nessuno tra i richiedenti ha ottenuto lo status dalla Grecia, mentre la Germania l’ha concesso a 2/3. Il Regno unito l’ha concesso solo al 15%, la svezia, invece, ha offerto protezione a quasi tutti coloro che l’hanno richiesta. Un diritto umano fondamentale che, a 60 anni dalla Dichiarazione universale, è tutt’altro che scontato.

Un campo in Guinea per i rifugiati dalla Sierra Leone

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