Viva Telejato

Pino Maniaci non è purtroppo nuovo ad esperienze di questo genere a cui, per altro, non ci sia abitua mai e mai ci si potrà abituare, mirando, queste stesse, ad intimidire il lavoro di chi lo compie ricordandogli come la propria vita non sia un bene suo esclusivo, bensì qualcosa di cui anche altri possono disporre a loro piacimento, arrivando perfino a decidere di togliergliela nel caso in cui lo stesso lavoro della persona in questione non sia di troppo gradimento. Si chiama mafia, criminalità organizzata. E quello che pratica si definisce intimidazione. Così come giornalismo contro cosa nostra, è la formula giusta per sintetizzare l’impegno che da tempo Maniaci porta avanti come direttore di Telejato, piccola e combattiva emittente televisiva del paese di Partinico, in provincia di Palermo.

Nella notte tra giovedì e venerdì, verso le 23, la Fiat Tipo grigio scura con le insegne della tv locale è stata cosparsa di benzina e data alle fiamme. Il direttore era già a casa, distante dalla redazione, vicino a cui invece si trovava la sua automobile. Casualmente, nel momento in cui la vettura è stata avvolta dalle fiamme a 100 metri dalla sede di Telajato, passavano i vigili del fuoco, che intervenendo repentinamente hanno evitato l’esplosione.

Come di dovere sono subito scattate le indagini dei Carabinieri e del Ris e sull’episodio è stata aperta un’inchiesta da parte della magistratura. Operazioni di routine che rispondono ad un’altrettanto tradizionale pratica della Sicilia soffocata da cosa nostra, dove l’incendio doloso è strumento di avvertimento diffuso verso coloro che si ribellano al pizzo o che scelgono in direzione di interessi che non appagano la mafia, siano essi amministratori locali, esponenti politici o semplici cittadini. In questa schiera di resistenti l’informazione è, storicamente, un bastione stabile di contenimento e opposizione: scavando nel passato, la lista dei giornalisti uccisi da cosa nostra per la loro attività porta nomi illustri come Giuseppe Fava o Peppino Impastato, Mauro Rostagno o Beppe Alfano. Anche attualmente, per esempio nella realtà palermitana, sono sei, compreso Maniaci, i cronisti minacciati: tra loro, solo il direttore di Telejato è sotto tutela e Lirio Abate, dell’Ansa, si trova sotto scorta.

Di questa minaccia permanente dunque Maniaci ha fatto esperienza sulla propria pelle più volte, indicando anche nel figlio del boss Vito Vitale uno dei possibili mandanti dei ripetuti avvertimenti subiti. Senza per questo tirarsi indietro però: “andare avanti nel lavoro” è infatti la sua risposta a quanto accaduto. Oltre ad un “io non ho paura” che gli fa onore ma che appare difficile da credere fino in fondo: come non potrebbe infatti non nutrire una preoccupazione per la propria vita dopo il reiterarsi dei segnali di avvertimento? E’ più probabile che questo sentimento umanissimo venga messo da parte proprio dall’obiettivo dichiarato: procedere nella sua attività di informazione, prodotta da una piccola televisione locale con pochi introiti pubblicitari ma molto attiva, e di cui lui è un pilastro essenziale. E che questo sia il suo fine, che Maniaci abbia deciso di non arretrare, si capisce dal fatto che già da tempo vive sotto tutela da parte dei carabinieri. Del resto, pochi mesi fa, lo stesso figlio di Vitale lo aggredì per strada. Una vicenda che però il giovane ha sempre smentito affermando che quel giorno si trovava in casa a causa di un incidente stradale che gli avrebbe impedito il movimento. Peccato che la polizia ha rilevato che le indicazione del referto medico dell’incidente non sarebbero state corrette né credibili.

Maniaci è conosciuto per essere un personaggio sui generis, sicuramente lontano dall’immagine classica, composta e austera, del giornalista siciliano che si occupa di mafia. Cronista ad honorem, per altro, non è mai stato iscritto all’ordine dei giornalisti, pur presentando quotidianamente e per un’ora il suo telegiornale contro cosa nostra. Campione di querele (ne ha ricevute 200 durante la sua carriera), è stato costretto per motivi giuridici a cambiare di volta in volta il nome del direttore responsabile della testata televisiva; tra i garanti, ultimo a firmare è stato Riccardo Orioles, colonna portante de “I siciliani”, il periodico fondato da Fava e storica testata dell’antimafia. Nel corso delle puntate più recenti, Maniaci ha proiettato il faro accusatorio contro esponenti mafiosi riconsegnati alla libertà dopo aver scontato le pene detentive: Nicolò Salto e Filippo Nania sono tra i nomi pronunciati nel corso del suo telegiornale.

La risposta del mondo dell’informazione e dell’antimafia non si è fatta attendere. Puntuale “AddioPizzo” e “Libera” hanno dato il via alla campagna “Siamo tutti Pino Maniaci”: una staffetta di conduzione televisiva di programmi che hanno come tema la criminalità organizzata e la lotta ad essa. Anche il sindacato di categoria ha espresso solidarietà a Maniaci.


aprileonline.info

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2 thoughts on “Viva Telejato

  1. PORCASI GAETANO 18 July, 2008 / 11:06 pm

    IL PITTORE ANTIMAFIA GAETANO PORCASI DEDICA UN’OPERA A TELE JATO SULLA LIBERA INFORMAZIONE

  2. PORCASI GAETANO 22 July, 2008 / 12:21 am

    Carmelo divo di hollywood :D

    PORCASI GAETANO Says:
    Luglio 22nd, 2008 at 00:07
    il pittore Gaetano Porcasi racconta la storia delle pagine buie dell’Italia del dopoguerra dal 1943 al 2008 Vi mostro,in anteprima,per gentile concessione del pittore antimafia partinicese Gaetano Porcasi,alcune tele raffiguranti Pino Maniaci,fatto oggetto di un nuovo attentato intimidatorio a causa della sua informazione,tramite l’emittente televisiva TeleJato,senza veli e senza troppe reticenze.Un’informazione che dà fastidio e per cui Pino si attira troppe invidie,rancori,insulti,pestaggi e macchina bruciata.Così continua l’iniziativa,a sostegno di Pino e della sua redazione,denominata “Siamo Tutti Pino Maniaci”,che porta diverse personalità a presenziare,giornalmente,presso la sede dell’emittente,e aiutare Pino nella lettura del suo “esplosivo” telegiornale quotidiano.Un andare contro corrente,una denuncia sistematica e,a tratti aggressiva,delle tante malefatte del territorio del partinicese.Il controllo sulla vita politica locale che ha portato alla non rielezione del sindaco Giordano,alla successiva elezione del sindaco Motisi e,dopo circa due anni,alla sua sfiducia.E,per ultimo,all’elezione del nuovo sindaco Salvo Lo Biundo. Così Pino si attira strali e maledizioni quotidiane,invidie e ogni sorta di ostilità.Comunque vadano le cose,i suoi tanti detrattori devono fare,oggi più che mai,i conti con lui.270 querele non sono bastate a dissuaderlo dalla sua scelta editoriale:la lotta alla mafia e ad ogni forma di illegalità.Le opere li potete vedere nel blog di Michele Vilardo

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