Morire nell’indifferenza della vergognosa Italia

«Preoccupazione» e «indignazione». Non ci sono altre parole per descrivere la sciagura delle due bimbe rom che ieri sono annegate a Torregaveta, vicino a Pozzuoli, i cui cadaveri sono rimasti per ore in spiaggia tra l’indifferenza dei bagnanti. Parole forti quelle di Laura Boldrini, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati dell’Onu. Cordoglio alle famiglie delle due bimbe che nell’assolata giornata di ieri, dopo ore sotto il sole a vendere conchiglie, braccialetti e portafortuna avevano deciso di farsi un bagno tra le onde agitate del mare. Condanna anche da parte dell’arcivescovo di Napoli, cardinal Sepe che parla di indifferenza devastante, mentre il sindaco di Monte di Procida, Franco Iannuzzi, respinge le accuse e spiega che «tutti si sono mobilitati per salvare le bambine».

La tragedia. Per Violetta e Cristina Ebrehmovich, 12 e 11 anni, non c’è stato nulla da fare nonostante il tentativo di salvataggio di due bagnini dei vicini stabilimenti privati. Le due ragazzine si gettano in mare insieme ad altre due amiche, Manuela di 15 e un’altra piccola di 8. Venivano dal campo nomadi di Scampìa, vicino a Secondigliano. Avevano preso la Cumana, il treno che collega Napoli con Pozzuoli e i centri della periferia.

Bimbe lavoratrice con la voglia di mare. Come ogni sabato a lavorare per raccogliere qualche euro. Ma le bimbe lavoratrici restano bimbe e non resistono alla voglia di tuffarsi in mare, nonostante le onde agitate che bagnano la spiaggia libera. Loro probabilmente non sanno nuotare, non hanno neanche il costume e si gettono in mare vestite. Disperate le grida d’aiuto delle bimbe. I due bagnini cercano disperatamente di salvarle. Dopo pochi minuti arriva l’ambulanza del 118 chiamata da una signora che ha assistito alla scena. In mare anche una motobarca dei vigili del fuoco. Si salveranno Manuela e la piccola di 8 anni, ma per Violetta e Cristina, i cui corpi sono stati recuperati a 150 metri dalla spiaggia, non c’è stato niente da fare.

I corpi lasciati per ore sulla spiaggia. Intanto sulla spiaggia un centinaio di bagnanti continuano a prendere il sole, come se nulla fosse successo. Come se quei due cadaveri rimasti per ore a terra, coperti con teli da mare, fosserso invisibili. Attraverso le testimonianze delle due bimbe salvate le forze dell’ordine hanno avvertito i parenti. Il papà e uno zio, di origine slave, con documenti d’identità italiani. Le bimbe inizialmente, spaventate, scappano alla vista delle forze dell’ordine. Particolare che ha contribuito al fatto che i due cadaveri restassero per ore in spiaggia. L’anngeamneto è avvenuto alle 14 circa e i corpi sono stati portati via verso le 15.30, quando è arrivata una ditta di onoranze funebri.

Il cordoglio dell’Unhcr. Cordoglio ma «anche preoccupazione – ha detto Laura Boldrini, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati dell’Onu – per quanto accaduto sulla spiaggia. Infatti, secondo quanto riportano i giornali, nessuno dei bagnanti sarebbe intervenuto a tentare di salvare le bambine prima dei soccorsi dei bagnini. Colpisce ed indigna anche il fatto che il recupero dei due corpi sia avvenuto nell’indifferenza generale, come se niente fosse avvenuto». E la Boldrini si chiede: «Si sarebbe tenuto lo stesso comportamento se si fosse trattato di due bambine italiane? Come possibile che le persone non danno più spazio alla commozione, di fronte ad un dramma simile?». La portavoce ha ricordato che il 20% dei rom presenti in Italia sono slavi, persone che hanno ottenuto lo status di rifugiati o la protezione umanitaria.

Il sindaco: non c’è stata indifferenza. «Mi è stato riferito, così come ho appreso da testimonianze, che tutti si sono mobilitati per salvare quelle due giovani vite». Franco Iannuzzi, sindaco di Monte di Procida, in provincia di Napoli, difende la sua comunità dalle accuse di aver assistito indifferente alla morte delle due ragazzine rom. Durante l’attesa della ditta di onoranze funebri alcuni bagnanti le hanno ricoperte con dei teli da mare, ma Iannuzzi sottolinea anche che molti si sono gettati in acqua per cercare, inutilmente, di salvarle: «C’è stata una gara di solidarietà che è scattata tra i bagnanti e tra le forze dell’ordine con in primis Guardia Costiera e Carabinieri per soccorrere le ragazzine in difficoltà».

I tempi d’attesa. Il sindaco parla anche dei tempi di attesa: «Ha pesato l’iter burocratico necessario visto che le due erano minori e straniere e che la polizia ha dovuto individuare ed avvertire i genitori». Personale dell’amministrazione, riferisce il sindaco, ha cercato di stare vicino alla famiglia delle vittime ma, riferisce il sindaco, «i nomadi hanno avuto un atteggiamento di chiusura» anche per «via dell’attuazione del decreto Maroni che non ha permesso di aprire un dialogo». Le due giovani saranno ricordate dal comune con un «manifesto di solidarietà». Il sindaco esclude che l’indifferenza, se c’è stata, sia stata causata dal fatto che le ragazzine fossero rom. «Dinanzi al decesso- dice Iannuzzi – dopo la prima amara emozione, tutto riprende con strana normalità».

Cardinale Sepe: indifferenza devastante. «Dolore per la perdita di due vite preziose», «devastante l’indifferenza» dei bagnanti addirittura «infastiditi» immortalati nelle foto che riprendono i due corpi in spiaggia, «immagini di Napoli che non si vorrebbero vedere, perfino più di quelle che hanno mostrato Napoli sommersa dai rifiuti». Così l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe, commenta in una nota la vicenda. Girarsi dall’altra parte o, farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono». Lo afferma l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe. «L’indifferenza – si legge nella nota – non è un sentimento per gli esseri umani e meno che mai poteva essere per Violetta e Cristina già segnata da una vita di stenti: è tempo di parole chiare per Napoli e non vorremmo che proprio l’indifferenza possa profilarsi come una nuova – e più grave – emergenza».

ilmessaggero.it

Altro articolo:
Articolo sul Guardian

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