Poco importa

Roma, chiude l’ospedale dei poveri
Cura migranti e precari, ma il decreto taglia Ici uccide l’Inmp
«Riusciremo a proseguire le nostre attività fino ad ottobre, poi saremo costretti a chiudere». È un’altra conseguenza del decreto taglia Ici: la chiusura dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp). Inaugurato solo nel gennaio scorso come fiore all’occhiello della sanità pubblica italiana alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’Inmp ha raccolto l’esperienza lunga 25 anni del prestigioso ospedale San Gallicano di Roma. Qui, nel cuore di Trastevere, l’Inmp è diventato il punto di riferimento delle fasce più deboli e povere della popolazione, come immigrati e anziani ma anche, in misura sempre più crescente, giovani disoccupati e precari. «Solo nell’ultimo anno – racconta il direttore Aldo Morrone – abbiamo dato assistenza a 20.000 persone, di cui il 10% bambini. Immigrati, ma anche, e sempre di più, cittadini italiani con redditi bassi, circa il 40% dei nostri pazienti. Sono pensionati, ma anche tantissimi giovani precari: come ad esempio i precari dei call-center che non hanno i mezzi per rivolgersi altrove». Talmente importante il lavoro dell’Inmp, che nel giro di pochi mesi ha aperto centri regionali di riferimento anche in Sicilia e in Puglia. Il decreto taglia Ici ha cancellato i 20 milioni di finanziamento stanziati dal precedente ministro della salute Livia Turco per il biennio 2008-2009, mentre nel 2007 l’istituto aveva potuto usufruire di 5 milioni di euro. Ma Morrone, che spiega come l’assistenza alle donne immigrate aveva , per esempio, fatto ridurre il numero di aborti, non molla: «Ho scritto a tutti, da Berlusconi a Tremonti e Letta: nessuna risposta salvo che da parte del sottosegretario alla salute Eugenia Roccella che ha detto di apprezzare la nostra attività ma il bilancio impone la cancellazione dei fondi. Spero non ci siano elementi di xenofobia in tale decisione e lancio un appello a governo e Parlamento».
Il Manifesto

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