Another Europe is possible!

I partecipanti al Forum sociale europeo di Malmoe disegnano un’altra Unione europea. I partecipanti hanno ribadito la loro opposizione al Trattato di Lisbona. E si prepara un grande referendum autogestito sulla trasformazione dell’organizzazione istituzionale europea. A partire da un più grande potere al parlamento europeo, unica istituzione eletta a suffraggio universale.

Una discussione seria e per alcuni aspetti imprevista quella che si è svolta nel seminario su «Europa:come costruire istituzioni democratiche?». Non è un mistero che in particolare nei paesi del nord Europa un’ampia parte del movimento altermondialista sia stato fino ad ora molto freddo verso la costruzione dell’Europa. Per essere ancora più chiari si può affermare che vi sono state anche posizioni antieuropeiste.
D’altra parte il movimento è l’unico soggetto che da sempre svolge un ruolo sovranazionale anteponendo gli interessi universali a quelli pubblicizzati come «nazionali», ma il più delle volte corrispondenti agli interessi dei grandi potentati economici.
Alla discussione hanno partecipato rappresentanti di molti paesi con ruoli differenti: esponenti di movimenti, associazioni, centri studi, europarlamentari e alcuni tra gli estensori della «Carta per un’altra Europa», risultato di un lungo lavoro che ha coinvolto decine e decine di persone da tutta Europa.

Ne è emersa un’analisi fortemente condivisa e alcune proposte che saranno approfondite nei prossimi giorni. La grandissima maggioranza dei partecipanti a questo forum vive nell’Ue ma fino ad ora il governo europeo, la Commissione, era stato quasi ignorato. La lotta contro la direttiva Bolkestein è stata forse la prima mobilitazione che ha coinvolto tutti i movimenti dei 27 paesi. Negli ultimi mesi, sia a causa delle direttive sui migranti che di quelle sul lavoro, è cresciuta enormemente la consapevolezza che ormai l’Ue incide pesantemente nell’esistenza di ciascuno di noi.
E’ anche convinzione condivisa che l’obiettivo futuro debba essere la costruzione di un mondo multicentrico, di macroregioni sociali, economiche e politiche in grado di costruire tra loro relazioni egualitarie. Non solo infatti nessuno condivide l’attuale sistema unipolare, ma non vi sono, qui a Malmo, rimpianti per il bipolarismo del XX secolo. Vi è invece la certezza d’ell’impossibilità di fermare la Storia, ammesso che questo possa essere il desiderio di qualcuno, e tornare ad una supposta autosufficienza dello stato-nazione.

Costruiamo quindi l’Europa; ma con quali percorsi? Appartiene alla storia di tutto il movimento la convinzione che la costruzione dell’Europa debba realizzarsi dal basso, con il coinvolgimento delle realtà sociali organizzate, ed è altrettanto un giudizio condiviso l’opposizione al minitrattato di Lisbona, vero e proprio inno al liberismo. Ma tutto ciò non è sufficiente.
Dopo la bocciatura irlandese del minitrattato due sembrano le scelte possibili: lasciare immutata la situazione attuale con un’Unione europea sempre più mercato e sempre meno soggetto politico [e segnato da un forte deficit democratico], oppure procedere con un’Europa a due velocità, una di serie A e una di serie B, aumentando ulteriormente le differenze sociali.

Pe noi nessuna delle due strade è accettabile. E’ quindi necessario, ma non sufficiente, ribadire l’opposizione al minitrattato. E’ indispensabile avanzare delle proposte in positivo anche sul difficile terreno istituzionale.
La discussione ne ha cominciato ad individuare alcune: maggior potere al parlamento europeo, unica istituzione eletta a suffragio universale, sottraendo ad esempio al Consiglio l’esclusività nella gestione della politica estera e alla Commissione il monopolio degli accordi commerciali; abolizione della Commissione, attualmente nominata dai governi e sua sostituzione con un governo europeo eletto dal parlamento; modifica dell’attuale status della Banca centrale europea che sfugge a qualunque controllo di istituzioni democraticamente elette e che comportandosi come un ente privato determina le politiche monetarie dei paesi dell’Ue con pesanti ricadute sui cittadini.
Pur essendo necessari molti altri approfondimenti è stata colta con interesse la proposta del movimento federalista di affiancare alle prossime elezioni europee un referendum/sondaggio proponendo ai cittadini di pronunciarsi su alcune proposte di cambiamento dell’attuale organizzazione istituzionale. Oltre a quelle già accennate, altre proposte potrebbero affrontare le questioni delle «leggi europee» d’’iniziativa popolare, la trasparenza delle decisioni, il ruolo anche istituzionale delle strutture sociali intermedie, la cittadinanza europea ecc.
Forse non si riuscirà ad arrivare ad un refendum/sondaggio autogestito: la discussione è appena avviata e deve diventare patrimonio di tutto il movimento, le forze disponibili sono limitate, considerato lo stato di salute dei movimenti europei e l’enorme impegno necessario per organizzare una simile iniziativa; ma il dado è stato lanciato e la discussione avviata. Un passo avanti importante su uno dei terreni più difficili da affrontare per i movimenti sociali.

Carta.org

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