Atenei, gli studenti invadono le piazze

Tremila in piazza Cavalieri a Pisa in un’assemblea di studenti e lavoratori dell’università. Striscioni sui ponti dell’Arno a Firenze: «Vendesi università pubblica», lezioni bloccate al polo scientifico di Sesto, occupazione alla facoltà di Agraria. L’università esce dalle aule, entra nei centri storici, porta la protesta contro i tagli ai finanziamenti, il blocco del turnover, la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, nelle strade, nelle piazze. A guidare le manifestazioni i collettivi e gli Studenti di Sinistra, i precari e i ricercatori che chiamano a raccolta anche chi lavora nei centri di ricerca, dall’Infn al Cnr. Il fronte accademico è spaccato fra i docenti, ma anche fra gli studenti: c’è infatti chi dissente dal blocco della didattica. Domani manifestazione in corteo (ore 9 da piazza San Marco) con il mondo della scuola che contesta la riforma del maestro unico e le economie sulla formazione, dalle materne ai licei.

Sulla lavagna qualcuno con il gessetto ha scritto: «crisi della cultura, fine dell’università: siamo tutti commessi». La stanza è vuota, l’assemblea finita, ma gli studenti sono tutti in giro lì al polo scientifico di Sesto di Firenze occupato da tre giorni: chi a scrivere i volantini, chi a dipingere gli striscioni, chi a stilare il calendario delle iniziative con le novità e aggiornamenti sulla protesta. Al polo scientifico oggi come ieri non si fa lezione, niente chimica, niente fisica. Stessa situazione alla facoltà di Agraria. La contestazione dentro le università toscane si allarga. Ieri è esplosa a Pisa. L’assemblea di ateneo ha riempito tutta la storica piazza dei Cavalieri (davanti alla Normale) perché nessuna aula era così grande per accogliere tremila persone: «Non mi ricordo da decenni un’assemblea con così tanta gente» raccontava un professore di lungo corso. Ragazzi e docenti insieme, precari e ricercatori confermati, dottoranti, assegnisti e personale tecnico amministrativo. In piazza, fra il pubblico, c’era anche il sindaco, Marco Filippeschi che successivamente in una nota, si è schierato a favore di chi protesta: «La risposta alle iniquità del governo si estende. Studenti, ricercatori, lavoratori precari delle università e degli istituti di ricerca, istituzioni accademiche, chiedono un radicale ripensamento dei tagli mostruosi e delle riforme che alludono a privatizzazioni. Io sono con loro». Filippeschi ha aggiunto: «Come ho detto ai ricercatori precari che sono venuti in Comune (erano del Cnr ndr) a rappresentare le loro sacrosante ragioni, saremo parte in causa e ci comporteremo di conseguenza, anche perché formazione e ricerca sono anima e motore della nostra città». Finita dopo tre ore e decine di interventi l’assemblea in piazza Cavalieri, i manifestanti in corteo hanno occupato fino a sera alcune sale dell’ufficio comunicazione del rettorato e il polo didattico Carmignani. Fra le proposte che sono circolate nell’assemblea pisana anche il blocco della didattica e lo sciopero del personale. Nel consiglio di facoltà straordinario convocato sempre ieri a Pisa da Ingegneria, il preside ha spiegato che sono saltati più di sessanta corsi dal momento che, come è già successo a Firenze, i ricercatori hanno ritirato la disponibilità alla didattica. Insomma la contestazione al decreto 133 – tagli per un miliardo e 500 milioni di euro in cinque anni, possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni – si allarga di giorno in giorno: «Facciamo un appello ai professori – dice Francesco Epifani, uno dei leader sul fronte studentesco della protesta fiorentina – ai professori che a parole ci seguono nella protesta ma che poi ci chiedono di rientrare nelle aule. Non devono neppure loro far lezione, non è più il tempo di delegare il dissenso a una raccolta di firme o a un qualsiasi appello scritto. Bisogna scendere in piazza, bloccare la didattica, impedire che un anno accademico così monco possa essere inaugurato, impedire che l’università sia consegnata ai privati». Non tutte le facoltà sono allineate, al polo di Novoli per esempio si fa regolarmente lezione e anche fra gli studenti il fronte non è compatto: «Noi siamo contrari al decreto del governo – spiegano i giovani di Lista Aperta – ma non riteniamo che bloccare la didattica possa aiutare questa causa».

repubblica.it

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s