A misura di bambino

Man mano che ci si avvicina sembra di entrare in un mondo magico, dove è possibile incontrare i personaggi delle favole. Benvenuti a Coriandoline, il quartiere dei bambini e delle bambine. Chi da piccolo non ha sognato anche solo per un attimo una casa a misura di bambino?

Colorata, allegra, accogliente. Tutto questo dopo anni di studio e confronto, laboratori e riunioni, ha preso forma dando vita ad un intero quartiere nato sulla base delle esigenze abitative dei più piccoli. Ma occorre fare un passo indietro, nel 1995, quando a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, inizia una ricerca che coinvolge circa settecento bimbi delle scuole materne del paese e del vicino Rio Saliceto. Dopo quattro anni di lavoro, mostre e dibattiti, il risultato è il Manifesto delle Esigenze Abitative dei bambini in cui è stilato un decalogo di indicazioni fornite dai piccoli sui loro desideri. La casa deve essere trasparente, dura fuori, tranquilla, giocosa, morbida dentro, decorata, intima, grande, bambina e magica. Non è facile accogliere caratteristiche simili, capaci di unire emozioni, idee e stati d’animo, ma la Cooperativa di abitanti Andria raccoglie la sfida. Così il progetto prende il via da un’idea di urbanistica partecipata che parte dal basso e prova a dar voce a chi non viene mai consultato nelle scelte dei grandi. Vi partecipano architetti, ingegneri, maestre, pedagogisti, paesaggisti, scrittori e l’artista Emanuele Luzzati, scomparso lo scorso anno. A lui si deve la magia dei colori e delle decorazioni. Prima della realizzazione il progetto Coriandoline nel 2001 vince il Premio Peggy Guggenheim per aver saputo leggere il quotidiano in modo poetico attraverso gli occhi dei bambini. I lavori iniziano nel 2004, si concludono nel 2006. L’intera realizzazione è costata quattro milioni di euro. Per l’acquisto delle abitazioni, di un valore che va dai 170 ai 250mila euro, i privati hanno ottenuto un contributo di circa 18mila euro grazie ad un finanziamento previsto da un bando regionale. Nell’area, di circa 8mila metri quadri, ad appena un chilometro dal centro del paese, sorgono dieci villette unifamiliari con giardino e dieci appartamenti abitati da famiglie, molte, ma non tutte, con bambini piccoli. Le case sono costruite intorno ad un giardino comune adibito al gioco, oltre le abitazioni due collinette verdi nascondono due mostri buoni che ingoiano le auto facendole sparire, sono garage camuffati.

Il regno della fantasia che diventa realtà. I nomi delle case sono fantasiosi, c’è quella col tetto sugli alberi in cui due colonne di ferro appoggiano su veri tronchi, la casa fienile, l’atelier dalle grandi finestre, la casa castello e quella delle pietre preziose, la casa torre che è una piccola palazzina dove basta entrare per capire che anche qui è tutto un po’ speciale. Affianco alle rampe delle scale ci sono veri scivoli a cui si accede da piccoli cancelli, uno spasso per i più piccini. L’ascensore non è da meno, dentro ci sono specchi deformanti come quelli dei luna park e le pareti intorno sono tutte disegnate. Nel cortile i lampioni di ferro rappresentano degli uccelli appoggiati su un ramo, la strada realizzata con piastrelle a mosaico è a forma di serpente. Le vie vicine sono pedonali e fra le case c’è anche l’officina dei coriandoli, una sala riunioni per tutta la comunità. Le case non sono in fila e non hanno un davanti e un retro, sono tutte diverse, di tanti colori, come coriandoli. Qui anche le buchette della posta sono personalizzate e sui campanelli ci sono anche i nomi dei piccoli di casa. Nel nome Coriandoline c’è la sintesi dello spirito giocoso e colorato del progetto, unico in Italia e non solo, che si prefigge lo scopo di contaminare anche i dintorni, allargandosi coinvolgendo e stimolando l’amministrazione.

Si può fare. Un modello originale ed esportabile come esportabili sono i risultati della ricerca, le esigenze e i desideri universali dei bambini che potranno essere declinati in maniera differente a seconda del contesto in cui verranno realizzate. “Non sono case per bambini, non sono giocattoli né ludoteche, ma case per famiglie dove i bambini possono vivere meglio”, precisa l’architetto della cooperativa Andria, Luciano Pantaleoni. È una piccola rivoluzione quella di Coriandoline, in cui si è realizzato un approccio partecipativo che ha tenuto conto del rispetto dei bambini rendendoli protagonisti e progettisti, in cui gli adulti si sono predisposti all’ascolto. Non a caso tutto questo accade in un territorio da sempre attento alle priorità dei più piccoli, in passato all’avanguardia per la qualità delle scuole per l’infanzia. Oggi ad abitare insieme alla famiglia nella casa delle pietre preziose c’è Ilaria, diciotto anni, che nel 1995 aveva solo cinque anni ed è stata una delle bambine che insieme ai compagni di asilo ha contribuito alla fase creativa e partecipativa del progetto. Ilaria ha fortemente voluto abitare qui e ha convinto i genitori a credere in questo piccolo sogno. Oggi racconta: “E’ da circa due anni che abito nel quartiere di Coriandoline, quando mi sono trasferita avevo quasi 16 anni. Posso dire che queste case non sono solo per bambini, ma regalano emozioni anche agli adulti, come l’allegria e il piacere di meravigliarsi. Con Coriandoline è stata vinta una sfida grazie a chi ha creduto all’isola che non c’è, dove si può restare bambini”. Oltre a lei vivono lì anche Giulia, Federica e Filippo e Silvia, tutti ex bambini architetti. Ora Ilaria è all’ultimo anno di liceo e sa già che da grande farà l’architetto.

Linda Chiaramonte, peacereporter.net

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