London e i minori

Tratto da Peacereporter.it; scritto da Chiara Pracchi

Dall’inizio dell’anno le vittime sono già tre. Le ultime due, ragazzi fra i 19 e 18 anni, accoltellate giovedì sera alla periferia di Londra. Il primo attacco è avvenuto alle 19.30, ad una stazione di rifornimento petrolifero a Wealdstone, nord ovest di Londra; la seconda vittima si è avuta tre ore dopo a Stratford, nella stazione ferroviaria di Maryland, in quello che inquirenti ipotizzano sia una guerra tra bande. Il mese scorso era toccato a Stephen Lewis, un ragazzino di 15 anni accoltellato a morte a Plaistow, a est di Londra, mentre altri tre ragazzini, tra i 16 e i 17 anni, erano rimasti feriti il mercoledì precedente a Chingford, periferia orientale della città.

L’anno scorso sono stati ventotto i ragazzi morti per accoltellamento, ma ogni anno negli ospedali del Regno Unito arrivano dalle tre alle cinquemila persone con ferite da taglio, mentre l’età di coloro che usano o portano addosso un coltello diminuisce notevolmente. Che si tratti o meno di una guerra tra bande resta una questione ancora da appurare. Quello che è certo è che da tempo la Gran Bretagna si è trovata ad affrontare un’ondata di criminalità giovanile alla quale, stando alla denuncia fatta dalla Commissione europea per i diritti umani, il governo non ha saputo porre rimedio.

Per far fronte al problema, nel 1998 il governo laburista varò una riforma del sistema giudiziario minorile, che, tra le altre cose, sostituì i riformatori statali con case di correzione private (Secure Training Centres), ritenute più convenienti dal punto di vista economico. A dieci anni di distanza, il Commissario europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg, ha giudicato però il sistema anglosassone “troppo punitivo e troppo poco focalizzato sulla riabilitazione”. Un sistema che, a detta sua, abusa della detenzione come sanzione per i crimini commessi dai minorenni. In Inghilterra e nel Galles, dove la situazione carceraria è peggiore, sono detenuti circa duemila e novecento ragazzi, compresi fra i 10 e i 17 anni. Un numero altissimo, superato in Europa solo dall’Ucraina, dovuto probabilmente al fatto che in Inghilterra si è ritenuti penalmente responsabilli a partire dai dieci anni, mentre in Scozia dagli otto, contro i sedici della media europea.

Le condizioni dei centri di correzione giovanile sono state definite generalmente buone, anche se Hammarberg non ha evitato di esprimere preoccupazione per le tecniche di contenimento e immobilizzazione fisica che vengono legalmente praticate. Due di queste erano state ufficialmente bandite, dopo che il 29 novembre 2007 Liam McManus, di 15 anni, era stato trovato impiccato nella sua stanza: si tratta del colpo sul setto nasale e del “doppio abbraccio”, una mossa che permette di immobilizzare il soggetto e lo costringe a sedersi. Liam è stato il trentesimo ragazzino che si è tolto la vita in un centro di detenzione minorile negli ultimi 17 anni. Prima di lui, Adam Rickwood, di 14 anni, aveva suscitato un’ondata di commozione e di proteste nel 2004. Nelle lettere inviate a casa, Adam aveva scritto più volte “che stava per crollare”. E’ stato trovato impiccato nella sua stanza con un laccio della scarpa, dopo che il suo naso era andato avanti a sanguinare per più di un’ora per il colpo ricevuto dagli “educatori”. Nel corso della discussione suscitata dalla sua morte, è emerso che ad Hassockfield, il centro di detenzione privata che lo ospitava, il personale della casa era ricorso per ben 642 volte a misure di contenimento fisico, mentre il colpo sul setto nasale è stato inflitto 437 volte tra il 2004 e il 2005 in tutto il Paese. Nonostante tutto questo, le due tecniche di contenimento sono state reintrodotte dal governo lo scorso 15 dicembre, con un ordine che ha confermato anche tutte le altre misure disciplinari.

Oltre che violento e troppo incline alla repressione, il sistema giudiziario messo a punto dal Labour negli ultimi dieci anni, è anche fallimentare secondo Hammerberg. “Il tasso di ragazzi che tornano a delinquere dopo essere stati in custodia in queste case di correzione (il 76 percento) pone seriamente la questione dell’efficacia e del fine di tutto il sistema giudiziario minorile in Inghilterra e nel Galles”- ha dichiarato. Alla stessa conclusione era giunto anche uno studio dell’Università di Edimburgo che aveva seguito per 8 anni la vita di 4300 bambini. Ciò che è emerso è che i ragazzi che vengono a contatto con la giustizia minorile tornano più facilmente a delinquere. Quello che il sistema inglese non sembra tenere in considerazione, nella sua ansia repressiva, sono le condizioni di partenza dei ragazzi. Le statistiche mostrano molto chiaramente, infatti, come il crimine giovanile sia spesso associato alla dipendenza dall’alcool, al consumo di droga, alla mancanza di qualifiche scolastiche o professionali e al bisogno di una casa dignitosa, visto che spesso questi ragazzini hanno abbandonato le loro famiglie in età giovanissima. Come ha detto Alastair Duff, membro della commissione scozzese per le prigioni, molti di coloro che commettono un reato smettono, non a causa del trattamento ricevuto in carcere, ma piuttosto per un cambiamento intervenuto nella loro vita. Alla fine riescono a trovare il lavoro che non avevano, incontrano un partner, o semplicemente crescono.

Nel maggio scorso, il Centro per gli studi sulla giustizia penale è andato a spulciare nei conti del sistema giudiziario inglese ed è emerso che le case di correzione private, considerate più economiche di quelle pubbliche, non lo sono poi così tanto. Dall’inizio del millennio, la spesa per la giustizia minorile è aumentata del 45 percento. Durante l’anno 2006-2007 sono stati spesi 648 milioni di sterline: di questi il 64 per cento sono andati per i centri di custodia. Il che significa che ogni ragazzo detenuto è costato alla comunità 50 mila sterline e che solo il 5 percento è stato impiegato per la prevenzione. Come dire che si sono spese un sacco di tempo ed energie per la lotta al crimine ma non per la lotta alle cause del crimine. David Chater, che lavora per la Ong Rainer Crime Concern, insiste che rinchiudere le persone non è sempre la soluzione migliore. Sviluppare dei progetti mirati per il reinserimento dei ragazzi nella scuola, cercando di dare loro delle regole e di allontanarli da compagnie deviate, ha ridotto gli arresti, in alcune zone, di più di tre quarti. Per questo, anche il commissario europeo Hammarberg ha concluso il suo memorandum alle autorità inglesi scrivendo che “la repressione non è l’unica risposta alla criminalità minorile: diversi approcci potrebbero portare a migliori risultati”.
Intanto, da Londra, la polizia ha fatto sapere di non essere ancora riuscita ad arrestare i resposnsabili degli accoltellamenti di giovedì sera.

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