Diritto non fondamentale

“Non siamo spie né macellai. Bisogna bloccare subito l’emendamento della Lega Nord al ddl sulla sicurezza che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Ssn. Se diventa legge – hanno dichiarato oggi i maggiori sindacati della dirigenza medica riuniti a Roma – il camice bianco avrà l’obbligo, e non la possibilità, di segnalare un clandestino che si rivolge per le cure a una struttura sanitaria pubblica, in quanto pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio”.
Dunque medici in rivolta contro l’abrogazione dell’articolo in base al quale “l’accesso alle strutture sanitarie da parte di uno straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione alle autorità”. Se infatti l’immigrazione clandestina è reato, ed è reato dopo la conversione in legge del decreto Maroni, essa è perseguibile per legge ed essendo i medici del servizio pubblico (o convenzionato) pubblici ufficiali scatta per loro l’obbligo di denuncia. In caso contrario saranno gli stessi medici a essere perseguiti penalmente e passibili di multe dai 30 ai 516 euro. Un obbligo che l’emendamento della Lega estende anche agli infermieri e a tutto il personale sanitario “quando è nell’esercizio delle sue funzioni”.
Quanto al ricorso all’obiezione di coscienza, manco a pensarci: si tratta di una prerogativa – sottolinenano i rappresentanti dei sindacati – che deve essere espressamente prevista dalla legge e non è questo il caso. Non manca, inoltre, chi – rispetto all’emendamento leghista – esprime dubbi di incostituzionalità perché in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione in base al quale “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
Numerosi, infine, i rischi in cui si potrebbe incorrere se l’emendamento venisse approvato primo fra tutti la nascita di un sistema sanitario parallelo privo di regole e controlli. Un sistema sanitario che impedirebbe, tra l’altro, il monitoraggio pubblico di malattie infettive come la tubercolosi e che determinerebbe l’ulteriore marginalizzazione dei cittadini extra comunitari.

Esclusa, al momento, l’idea di proclamare uno sciopero mentre resta ferma la determinazione di andare sino in fondo: “Se la proposta avanzata dalla Lega diventerà legge – afferma Stefano Biasoli, presidente della Cimo – siamo pronti ad andare sino alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale, pronti ad attivare tutte le linee di ricorso per contrastarne l’applicazione.

Il Manifesto, Iaia Vantaggiato

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