Reato da vergogna

Sono i più importanti esperti di legge a scendere in campo, e a muso duro, contro il disegno di legge in discussione al Senato che, se passasse, introdurrebbe nel nostro Paese il reato di immigrazione clandestina.

Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky intervengono con inusitata durezza su una legge ancora non approvata sostenendo che “Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato – sostengono i giuristi firmatari – prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici”.

I giuristi se la prendono in particolare contro la “norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato”, norma che, secondo gli esperti del diritto, “oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale”.

“La norma – scrivono ancora – è priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell’espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l’assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di proporzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo”.

Un altro aspetto quasi sbeffeggiato dai giuristi firmatari è quello che prevede nella condizione stessa dell’essere migrante irregolare una presunta pericolosità sociale. “La corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo”.

Rendere una “condizione individuale”, quella di migrante motivo di incriminazione, per i giuristi, “assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali”.

Ovviamente, “l’introduzione del reato in esame produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi”.
E a chi dice che ad occuparsi di questo reato non saranno i tribunali ma i giudici di pace, i giuristi rispondono che anche questa è una osservazione superficiale, perché “da un lato la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall’altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza”.

Il gruppo dei firmatari ricorda le parole con le quali la corte costituzionale dichiarò l’illegittimità del reato di “mendicità”: «Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». E lo fannmo per affermare che questioni come quella dell’immigrazione vanno afrfrontate “con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone”.

it.peacereporter.net

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