La giunta birmana annuncia la liberazione di novemila prigionieri.

La giunta militare al potere in Birmania ha annunciato
martedì la liberazione di più di novemila prigionieri.
Fonti ufficiali hanno dichiarato che non è esclusa la
presenza di prigionieri politici, a cui potrebbe essere
concesso di partecipare alle elezioni previste per il 2010.
Il giornalista Win Tin, membro del partito d’opposizione
Lega nazionale per la democrazia (Lnd), arrestato nel 1989,
potrebbe essere tra i detenuti liberati. Nessuna liberazione
è prevista, invece, per la leader dell’Lnd, Aung San Suu
Kyi, agli arresti domiciliari da diciannove anni.

Traduzione: Internazionale.it

Articolo: Lemonde.fr

Nel frattempo in Birmania…

Nuova missione in vista per l’inviato dell’Onu in Myanmar, Ibrahim Gambari. I primi di marzo il diplomatico sarà nella nuova capitale birmana Naypyidaw per discutere con gli esponenti della giunta militare l’esclusione della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi dalle elezioni annunciante per il 2010. La candidatura del premio Nobel per la Pace è stata negata dalla giunta con la scusa che Suu Kyi è stata sposata con uno straniero, il britannico Michael Aris morto nel 1999.

peacereporter.net

Birmania ancora al palo

Almeno 90 nuovi arresti e dieci leader processati in cella senza avvocati. E Suu Kii denuncia i militari: “non fanno nulla per le riforme”. La pasionaria della Lega Nazionale per la democrazia ha incontrato i maggiorenti del suo partito e ha denunciato come “inutili” i colloqui con il delegato speciale della dittatura, che starebbe soltanto tirando in lungo i colloqui senza nessuna volontà di fissare delle scadenza per le riforme democratiche.

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Notizie da un futuro inviato in Birmania

Piero Fassino (Avigliana, 1949), già ministro della Repubblica e segretario generale dei Democratici di sinistra, è l’inviato speciale dell’Unione europea in Myanmar (antica Birmania), dove alcune settimane fa la Giunta militare al potere represse con grande durezza le manifestazioni popolari capeggiate dai monaci buddisti. Fassino, che sta preparando un viaggio nel Paese prima della fine dell’anno, crede che «ci siano da offrire delle garanzie ai militari».

Crede veramente che l’Unione europea possa fare qualcosa in questo conflitto?
«E’ importante che l’Unione europea cooperi con le Nazioni Unite per questo obiettivo. Noi abbiamo poca influenza diretta sul Myanmar, però abbiamo forti relazioni commerciali con Cina, India, Giappone e Tailandia, paesi fondamentali per la risoluzione della crisi birmana. Occorre fare pressioni su di loro. La Cina, per esempio, ha tutto l’interesse che i Giochi olimpici di Pechino dell’anno prossimo si svolgano in un clima sereno e questo è una dato che può aiutare».

La caduta della Giunta militare potrebbe ravvivare i conflitti etnici e portare a una frammentazione del Paese?
«Noi vogliamo che ci sia democrazia, ma anche stabilità. Conviene favorire un dialogo a cui prendano parte le minoranze etniche».

La Giunta militare represse nel sangue le recenti manifestazioni dei monaci. Come si può indurre al dialogo i militari?
«Dobbiamo cercare la riconciliazione. Dobbiamo offrire garanzie giuridiche ai militari, assicurando che non verranno perseguiti se lasceranno il potere. L’Esercito è un punto fermo del Myanmar e dobbiamo fare in modo che nessuno, tanto meno i militari, abbia paura del futuro. La stessa Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione, è figlia di uno dei generali più prestigiosi del Paese, colui che è considerato il padre dell’indipendenza della Birmania. Suu Kyi ha dato un grande contributo in questo senso, dichiarandosi disposta a dialogare con la Giunta militare, nonostante stia da moltissimo tempo agli arresti domiciliari. Ora tocca ai militari porre fine alle restrizioni a cui è sottoposto il capo dell’opposizione e liberare i dirigenti politici».

Sarebbero utili delle sanzioni economiche?
«Le sanzioni non sono un fine, ma un’ulteriore strumento, utilizzabile in modo graduale e senza che siano necessariamente una punizione verso la popolazione. Le sanzioni a volte un alibi: le imponiamo e ci dimentichiamo del problema».

Il turismo aiuta nel percorso di apertura o è solo un vantaggio economico per la Giunta militare?
«Questa stessa questione se la pose la sinistra italiana quando il franchismo assassinò Juliàn Grimau. E i politici spagnoli in esilio ci chiesero di non boicottare il turismo, che era un elemento considerato positivo. Credo che questa sia la risposta».

Intervista di Enric Gonzalez, da “El Pais”
18 dicembre 2007

(traduzione a cura di Stefano Cagelli – dsonline)

Giunta birmana? Ti finanzia la Cina…

(AGI) – Rangoon, 27 nov. – I diamanti “insanguinati” tornano a sovvenzionare il regime birmano. Si e’ conclusa lunedi’ con un ricavato di 150 milioni di dollari la grande vendita pubblica di preziosi organizzata a Rangoon dalla giunta militare per finanziare le casse dello stato. “Un vero e proprio successo”, secondo un portavoce della societa’ statale Myanmar Gem Enterprise (MgE), che ha curato la lunga asta durata 13 giorni, la prima dopo la violenta repressione delle proteste dei monaci. I lotti battuti all’incanto sono stati 3618. L’asta era stata rimandata due volte per il timore che i numerosi appelli al boicottaggio diminuissero significativamente il numero dei compratori. La stessa first lady Laura Bush era scesa in campo mobilitandosi, pochi giorni fa, contro la fiera delle gemme e plaudendo al rifiuto di Tiffany, Cartier e dei gioiellieri d’America di commercializzare le pietre che sostengono il regime. Secondo i dati della Mge, il ricavato raggiunto e’ circa la meta’ di quanto preventivato dalla giunta birmana, per la quale la vendita pubblica di preziosi e’ una delle entrate principali in un paese che produce circa il 90% dei rubini mondiali.
L’affluenza all’asta di Rangoon e’ stata comunque molto elevata, con quasi 2300 acquirenti stranieri, per lo piu’ dalla Cina, uno dei piu’ stretti alleati del Mayanmar. Nel paese del Sol Levante la giada birmana e’ un prodotto molto apprezzato e largamente utilizzato dall’industria dei souvenir, che sta lavorando a pieno ritmo in vista delle Olimpiadi di Pechino 2008. Altro grande importatore e’ la Thailandia, dove le pietre vengono tagliate, pulite e smerciate sui mercati internazionali, aggirando di fatto il bando imposto dagli Usa alle importazioni dirette dalla Birmania.
La Myanmar Gems Enterprise ha dichiarato per il 2006 profitti per 300 milioni di dollari dal solo commercio dei rubini, con un incremento del 45% rispetto all’anno precedente.
Le pietre provengono soprattutto dalla “Valle dei Rubini”, a nord di Mandalay, una zona altamente militarizzata e dove l’accesso e’ consentito solo ai residenti. Lo sfruttamento dei minori e le condizioni igienico-sanitarie nelle miniere sono state piu’ volte denunciate dall’Onu. Dal 1992 le aste di preziosi avvengono solitamente due volte l’anno ma il regime ne ha recentemente incrementato la frequenza nel tentativo di rimpinguare le casse del disastrato bilancio pubblico. Nel 2006 le vendite all’incanto sono state quattro.

Spiragli

Dopo tre anni che non succedeva, la leader dell’opposizione democratica birmana ha potuto incontrare i vertici del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, ai quali ha detto di essere “ottimista sul fatto la giunta militare ora abbia la volontà di raggiungere la riconciliazione nazionale”. Ieri sera – nella prima dichiarazione pubblica rilasciata dal 2003 – Suu Kyi si era detta pronta a “collaborare” con la giunta militare al potere.

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