Italy vs Burma

THE IRRAWADDY, Birmania (via Internazionale)

Birmania, Aung San Suu Kyi esclusa dalle elezioni.

Una nuova legge elettorale emanata dalla giunta militare
birmana ha escluso dalle elezioni Aung San Suu Kyi, leader
dell’opposizione e premio Nobel per la pace. La legge
prevede infatti che chiunque sconti una pena detentiva non
possa appartenere a un partito politico. I suoi sostenitori
hanno protestato affermando che il testo è “antidemocratico
e ingiusto”.

Mia “RIVISITAZIONE ITALIANA”:

Italia, PdL riammesso alle elezioni.

Una nuova legge elettorale emanata dalla giunta militare
italiana ha riammesso alle elezioni la lista di Berlusconi, leader
del governo e (a suo dire) più e più volte candidato Nobel per la pace.
La legge emanata prevede infatti che chiunque non abbia rispettato
le regole per la presentazione della lista possa comunque concorrere alle elezioni.
I suoi sostenitori hanno protestato affermando che il testo è “antidemocratico e ingiusto”.

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Sostanza

Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma. Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari. Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione. E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno? Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva. – Giovanni De Mauro, Internazionale

Italy, 2010

Una breve riflessione, pescata sul sito di SEL, molto interessante.

Hanno partecipato  in tanti alle manifestazioni di protesta contro il decreto ad listam che si sono svolte in tutta Italia nel fine settimana e questo ha rincuorato non poco chi, sabato mattina, appresa la notizia del varo del decreto con la firma del Quirinale si è sentito cascare le braccia ed ha pensato ancora una volta “ Ma in che Paese vivo ?!“.

Queste manifestazioni e le altre già annunciate sono importanti anche perché a quella domanda disperata si può rispondere che viviamo in un Paese in cui tanta gente  è capace ancora e con forza di reagire ai soprusi e alle ingiustizie e non vuole farsi mettere i piedi sulla testa da una destra arrogante e prepotente.

Certo che la delusione è stata tanta soprattutto per la firma, che non ci aspettavamo, da parte del Presidente Napolitano.

Aggiungo che a questa amara sorpresa si è aggiunta un’altra sorpresa : quella di conoscere le motivazioni esposte dal Capo dello Stato a supporto di quella firma. Ci si poteva aspettare che il Quirinale ricordasse – e non sarebbe stato neanche questa volta un esercizio inutile – che nel porre la sua firma in calce ad atti del Governo, al Presidente della Repubblica non spetta un giudizio sul merito di un provvedimento ma soltanto una valutazione di correttezza formale nel rispetto della Costituzione.

Invece, ed è qui la sorpresa, nel rispondere via mail ad alcuni interlocutori, il Presidente Napolitano ha difeso il decreto proprio nel merito sostenendo che non poteva mancare alla competizione elettorale uno dei due principali contendenti , che lo strumento del decreto era inevitabile perché bisognava prevenire il giudizio della magistratura amministrativa e che in fondo si tratterebbe soltanto di una norma interpretativa, come tale non configgente con il dettato costituzionale.

Noi restiamo convinti, al contrario, di tre cose fondamentali dal punto di vista del diritto costituzionale : 1) che in materia elettorale non si può intervenire per decreto e, quando è stato fatto in rarissime eccezioni, c’era il consenso unanime del Parlamento. Stavolta non è così. 2)  il Titolo V della Costituzione, così come rinnovato nel 2001, assegna alle Regioni, non allo Stato, il potere di legiferare nel dettaglio sulla materia elettorale. Lo Stato deve limitarsi a fornire soltanto i “principi generali”. Con il decreto il Governo va quindi ben oltre le sue prerogative costituzionali. 3) Si interviene ad hoc su due Regioni ( Lazio e Lombardia ) creando una disparità immotivata con le altre e una ancora più grave disparità si crea tra coloro che hanno rispettato la legge e le regole e coloro che per una negligenza peraltro neanche ammessa le hanno infrante e sono stati sanati a posteriori. E stiamo parlando di regole elettorali, le più importanti in un sistema democratico !

Non si può poi dire che sia puramente “interpretativa” una norma secondo la quale non è la lista ma semplicemente il suo delegato a dover essere presente entro una certa ora negli uffici giudiziari preposti. Ci si rende conto di che razza di precedente si introduce in questo modo per le prossime future elezioni ?

E’ stato giustamente ricordato che dal punto di vista giuridico non era affatto in gioco il diritto di voto per una parte degli italiani ma semplicemente il diritto di qualche decina di candidati a concorrere per la carica di consigliere regionale. E questo giustificherebbe un tale stravolgimento delle regole democratiche ?

E poi, se è vero che la giustizia amministrativa doveva ancora pronunciarsi, perché il centrodestra era così privo di fiducia nell’esito delle sue deliberazioni ? Semplice: perché sapevano di essere nel torto e di essere loro, non altri, i responsabili di questo “pasticcio”.

Purtroppo il pressoché totale monopolio dell’informazione ha fatto in modo che molti italiani siano oggi convinti del contrario e cioè che gli esponenti della destra siano non i responsabili di quanto avvenuto ma le vittime di chissà quale complotto illiberale.

Siamo per natura e per cultura lontani da quel dipietrismo che invoca oggi del tutto impropriamente la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica e, pur ribadendo la nostra delusione e le nostra critiche a questo atto del Capo dello Stato, non vogliamo cadere nella trappola mediatica e politica di chi, esponendo più di altri il Colle, vuole occultare o offuscare la verità più profonda e cioè che quello di cui stiamo parlando, contro cui stiamo protestando e manifestando è un atto del Governo Berlusconi e  che lui ne porta la responsabilità. E’ l’ennesimo atto di una destra che calpesta le regole e pretende sempre di farla franca e che ha una idea e una pratica soltanto strumentale della legge e dei suoi rapporti con gli Organi Costituzionali : un rapporto di mera convenienza.

In questi giorni abbiamo dovuto assistere a cose molto gravi : sostenitori della Polverini che la salutavano romanamente, il Ministro della Difesa ( ! ) che minacciava “siamo pronti a tutto” e il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, che affermava a più riprese la superiorità di una presunta “sostanza” rispetto alle regole di una competizione elettorale da lui giudicate mere  “formalità burocratiche”.

Ancora una volta ci viene da dire che l’Italia, soprattutto per la sua storia, per le sue battaglie democratiche, per coloro che hanno dato la vita per la nostra libertà, non merita una destra così profondamente estranea ai valori della Costituzione.

So già la risposta : ma gli italiani la premiano questa destra. Non è esatto. Berlusconi e i suoi hanno perso spesso nelle elezioni locali e Regionali, per ben due volte nelle elezioni nazionali e, non bisogna mai dimenticarlo, gli italiani bocciarono pesantemente la loro riforma della Costituzione.

Questa destra si può battere e l’indignazione per questa ultima vergogna legislativa deve trasformarsi in una valanga di voti contro la destra alle prossime regionali.

Serve unità e combattività. Serve un progetto alternativo. Sinistra Ecologia e Libertà è in campo per questo.

Carlo Leoni, SEL

link articolo

Invito infine a firmare la petizione (l’ennesima, ahimè) per la difesa dell’acqua pubblica.

Discorso agli Ateniesi (Pericle 461 a.c.)

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l’uno dell’altro
e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero
.

Qui ad Atene noi facciamo così.