Baschi azzurri con il cuore nero ecco chi c’è dietro i Blue Berets

Vincenzo Scavo, presidente dei Blue Berets, è il tesserato numero 090203 del partito Destra nazionale Msi, la stessa formazione politica che organizza le “ronde nere” con divise da Ventennio fascista
di Franco Vanni, Repubblica Milano

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“Fascist legacy”, il documentario della BBC acquistato e mai trasmesso dalla RAI

Fascist Legacy (“L’eredità del fascismo”) è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.

Micromega

Squadrismo e giornalismo

Santo Della Volpe

Succede che arrivi da un viaggio in giro per il mondo, stanco e con le valigie perse, ovviamente, all’aeroporto. Vai a dormire  a notte fonda ed il mattino cerchi l’automobile,parcheggiata sotto casa da alcuni giorni, ma, perfettamente,nelle strisce giuste  ed anche con lo specchietto retrovisore  esterno chiuso. E scopri,proprio quel mattino, che l’automobile è coperta da scritte di vernice bianca, bomboletta spray: ‘falli’ disegnati sulla carrozzeria, sul parabrezza , sul parafanghi, sui  vetri. Poi strisce di vernice bianca tutto intorno all’auto,scritte  sul paraurti posteriore. Facile imprecare subito e tentare di capire se si possono togliere con uno straccio: inutile. Poi scopri che lì, tra un‘ingiuria ed un “cazzo” (scusate la parolaccia) c’è una bella croce celtica con in alto a sinistra la lettera ‘T’ e in basso a destra la lettera ‘S’. Non so se per la rabbia o lo stupore, si gela  il sangue: hanno anche lasciato la firma, sono quelli del gruppo fascista Trieste-Salario. Hanno riempito di scritte l’intero quartiere.  Allora i pensieri girano a mille: perché lungo la via dove l’auto è posteggiata, ci sono decine e decine di altre auto. Tutte a posto,linde o sporche di polvere raggrumata, ma niente vernice.: ed allora significa che hanno scelto proprio la mia vecchia auto, l’hanno presa di mira quando ,dopo alcuni giorni di parcheggio, erano sicuri che io fossi fuori città, forse sanno dove abito (è probabile… nel quartiere non ci nascondiamo di certo,mia moglie, mio figlio ed io…) e sicuramente sanno che quella era la mia  auto. Quelli non vanno a caso.

Non è bello sentirsi nel mirino, anche se da parte di una banda di stupidi vigliacchi. Mille pensieri: forse mio figlio ha litigato con qualcuno di loro? Negativo, studia all’estero da più di un mese,poi non usa la mia vecchia macchina da un anno almeno, ha la moto. Lo chiamo,cade dalle nuvole e si arrabbia più di me. Lasciamo perdere. Metto l’auto vicino al portone, poi corro in RAI, devo fare delle visite mediche ed analisi: infatti la pressione schizza in alto. Per calmarmi vado ad un appuntamento di lavoro: ma il pensiero corre sempre lì, a quelle scritte, allora decido di cancellarle, con rabbia, con disgusto. Mi armo di solvente e straccio. Ma poi, di fronte a quella croce celtica, mi fermo. Mi vien voglia di salire sulla macchina ed andare alla loro sede, tanto tutti sanno dov’è…

Poi prevale la razionalità. Il mattino dopo  chiamo il 113: efficienti, devo dire. Nel giro di un’ora arriva prima la volante di zona, poi  i dirigenti del vicino Commissariato,molto gentili,poi la Polizia Scientifica che fa foto e rilievi: non faccia niente, non dica niente ,dicono,sino ad una nostra telefonata,partono le indagini. Ed io cancello le scritte con rabbia, con furore, a costo di togliere anche la vernice dell’auto. Ed aspetto di capire chi e perché ha preso di mira  la mia persona, il mio lavoro da giornalista.L’auto era parcheggiata bene. Allora c’entra il fatto che sono giornalista al TG3. Cosa  avrà dato fastidio del mio lavoro? Tutto e niente: forse avevano bisogno di aprire una campagna intimidatoria contro la stampa ed i giornalisti,dopo sono  arrivate le cinghiate e le bastonate in piazza contro gli studenti, poi la gravissima incursione in Rai contro  Federica Sciarelli. Ma non posso che notare i muri del mio quartiere piene di scritte, quelle scritte con quella croce celtica,sempre più numerose e  sempre più ingiuriose ed avvilenti. Una pressione inutile e delirante. Grazie alla Polizia di Stato per le indagini;ma chi sono questi sciagurati? Chi li istiga alla violenza,per ora fortunatamente solo verbale e nascosta dietro le bombolette spray?

Io non sfido nessuno, ma nessuno creda di far cambiare di una virgola il mio lavoro, di recedere di un millimetro di fronte ai miei doveri  (e diritti) di giornalista.

articolo21.info

L’Italia, quella vera, non dimentica.

Napolitano depone una corona a Porta San Paolo

È l’otto settembre. La guerra è finita, Pietro Badoglio annuncia la firma dell’armistizio. A Roma, a Porta San Paolo, gli antifascisti difendono la città dall’arrivo dei tedeschi. Inizia la Resistenza e oggi, sessantacinque anni dopo, il Capo dello Stato e i ministri in carica ricordano quella giornata storica, in cui i partigiani iniziarono la sanguinosa guerra di Liberazione e posero la pietra miliare su cui nacque la nostra Costituzione. Ma siamo nel 2008, i post fascisti sono al governo. E a sentire le parole del ministro La Russa quel prefisso, «post», non è più da dare per scontato.

«Farei un torto alla mia coscienza – ha detto La Russa, parlando davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia».

A fianco ai due post fascisti di governo, c’è anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che reagisce alle affermazioni di La Russa ricordando i «tanti giovani che combatterono nelle formazioni partigiane» e i «militari, compresi i seicentomila deportati nei campi tedeschi, che rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Salò».

Alemanno e La Russa, par di capire, non lo stavano ascoltando. Insomma, va bene ricordare i partigiani, ma non dimentichiamoci i ragazzi di Salò. Non servono a nulla le parole del presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che ricordano a La Russa che «chi militava nella Rsi immaginava a suo modo di combattere per l’Italia, ma combatteva dalla parte sbagliata, e soprattutto ha collaborato anche alla deportazione degli ebrei, andando in giro per le case a fare da interpreti o a sostituirsi ai militari nazisti. Loro – ribadisce Pacifici – hanno una responsabilità forte e senza attenuanti». E non serve a niente nemmeno la pezza che il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva cercato di mettere dopo le polemiche di domenica. A Gerusalemme, il primo cittadino della Capitale , solo poche ore prima aveva spiegato la sua teoria sul Ventennio: «Le leggi razziali sono state il male assoluto, ma non fu così tutto il fascismo». Una frase che ha fatto decidere al segretario del Pd Walter Veltroni di dimettersi dal Comitato per il Museo della Shoah, perchè non si può stare seduti al fianco di chi ancora non condanna il fascismo. E probabilmente non lo farà mai.

In serata però il ministro della Difesa torna all’attacco. «Il Presidente Napolitano non mi ha fatto nessun appunto, anzi ci siamo salutati amichevolmente al termine della cerimonia». «Mi sembra strano che si possa polemizzare contro di me: ho detto cose meno impegnative di quelle che disse Violante riferendosi ai ragazzi di Salò».

A Porta San Paolo Alemanno aveva cercato di recuperare, augurandosi che «Veltroni ci ripensi» e spiegando che la Liberazione servì non solo a «reagire a un esercito invasore ma soprattutto a riconquistare la libertà e la democrazia dopo gli anni del regime fascista». Ma al suo fianco c’è La Russa, che in due frasi spazza via ogni dubbio su quale sia l’esito del percorso ideologico di Alleanza Nazionale. Nessuno.

l’Unità