Racisme : le syndrome de Rosarno… e la Lega Nord

Deux voitures carbonisées mises tête-bêche contre un tas de pneus usagés. A la sortie de Rosarno, sur la route qui traverse la plaine calabraise en direction de Gioia Tauro, ce sont les seuls signes visibles des affrontements qui, les 9 et 10 janvier, ont opposé une partie des immigrés africains à des habitants de cette petite ville calabraise de 15 000 habitants. Non loin, deux policiers surveillent l’entrée d’un immense hangar où, par centaines, les Africains passaient la nuit pendant la saison de la récolte des agrumes. Un peu de repos entre deux journées de douze heures, payées 25 euros.

http://www.lemonde.fr/europe/article/2010/02/02/racisme-le-syndrome-de-rosarno_1300096_3214.html

Traduzione

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Condannati. E razzisti.

Il gup di Milano Nicola Clivio ha condannato a 15 anni e 4 mesi i baristi Fausto e Daniele Cristofoli imputati per l’omicidio di Abdoul Guiebre, detto Abba, il 19enne originario del Burkina Faso ucciso a sprangate il 14 settembre 2008 perchè sorpreso a rubare un pacco di biscotti nel bar dei due imputati. Il giudice ha accolto l’impianto accusatorio del pm Roberta Brera che aveva chiesto una condanna a 16 anni e 8 mesi per l’omicidio aggravato da futili motivi.

Le parti civili hanno chiesto 600 mila euro di risarcimento ma il giudice ha stabilito come provvisionale 100 mila euro ai genitori della vittima e 25 mila euro per ciascuna delle tre sorelle. Nessuna reazione, fanno sapere i legali, alla lettura della sentenza da parte dei due condannati.«È stata fatta giustizia, ma solo in parte, perchè la pena poteva e doveva essere più alta». Sono le prime parole di Hassane Guiebre, padre del giovane Abdoul ucciso nel settembre 2008, dopo la lettura della sentenza che ha condannato i due baristi a 15 anni e 4 mesi di reclusione. «Dov’è mio figlio?», ha detto il padre visibilmente commosso. «Soddisfazione da parte mia non ce n’è», ha aggiunto.

«Mio figlio è stato ucciso anche per motivi razziali. Io posso dire che solo quei due hanno problemi di razzismo, ma non posso condannare l’Italia e tutti gli italiani», ha detto il padre del ragazo ucciso, che ha spiegato di non credere al pentimento dei due baristi. «Non credo al loro pentimento» ha ribadito, rispondendo alle domande dei cronisti.

L’uomo ha raccontato di averli visti oggi nell’aula dove si teneva il giudizio abbreviato e ha spiegato: «Non so come descrivere la sensazione di averli visti a poca distanza». Nessun giudizio «mi restituirà la vita di mio figlio» ha aggiunto Hassane, che ha precisato che si aspettava comunque una pena più severa. La famiglia ha ottenuto un risarcimento di 175 mila euro. «Non penso al risarcimento, ma al mio dolore», ha chiarito il padre del giovane ucciso.

«Volevamo l’ergastolo», spiega il cugino di Abba, Abdoul. «Capisco che l’ergastolo non è possibile, ma io esprimo quello che noi sentiamo: è una faccenda che si è risolta troppo velocemente». Abdoul spiega che «certamente organizzeremo qualcosa, forse una manifestazione per far capire alla gente che non è stata una sentenza giusta».

In aula, anche la madre del ragazzo. La donna, con addosso gli abiti tradizionali del suo paese, si è dimostrata delusa dalla sentenza e aveva quasi le lacrime agli occhi in quanto, come del resto gli altri suoi familiari presenti in tribunale, è convinta che non sia stata fatta giustizia fino in fondo. «Ho troppo dolore per parlare. Abba è una persona a cui tutti vogliono e volevano bene ed è uno che non si può dimenticare», sono le poche parole che ha pronunciato.

L’Unità.it